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	<title>resilienza Archives - SportOutdoor24</title>
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	<description>Per spiriti liberi</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Oct 2025 08:31:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>resilienza Archives - SportOutdoor24</title>
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	<item>
		<title>Perché il divertimento di tipo 2 è quello che ti cambia davvero</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/salute/psicologia/che-cose-il-divertimento-di-tipo-2-e-perche-dovresti-scoprirlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 08:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ho già detto che mi piacere perdermi, ma non sempre è così piacevole come poi[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1920" height="1280" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/carlos-magno-o3TS7q85q-g-unsplash.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Che cos&#039;è il divertimento di Tipo 2 e perché dovresti scoprirlo" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/carlos-magno-o3TS7q85q-g-unsplash.jpg 1920w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/carlos-magno-o3TS7q85q-g-unsplash-300x200.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/carlos-magno-o3TS7q85q-g-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/carlos-magno-o3TS7q85q-g-unsplash-768x512.jpg 768w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/carlos-magno-o3TS7q85q-g-unsplash-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><br><br><p>L&#8217;ho già detto che <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/salute/elogio-del-perdersi/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">mi piacere perdermi</a>, ma <strong>non sempre è così piacevole come poi lo racconto</strong>. E ho scoperto che questo è un tipico caso di Divertimento di Tipo 2. Come quella volta nell&#8217;estate della pandemia in cui avevo deciso di fare un giro in gravel nei boschi del Mugello che era tutto nella mia testa. Nel senso che avevo guardato la mappa, unito dei puntini ed ero partito confidando nel fatto che più o meno erano luoghi che avrei dovuto conoscere.<br />
In effetti non avevo tenuto conto né del chilometraggio complessivo, né del dislivello, né del fatto che avrei passato lunghe ore in aree remote e disabitate, senza segnale cellulare e senza trovare uno straccio di una fonte d&#8217;acqua. Quando a sera, già all&#8217;imbrunire, <strong>sono sbucato finalmente su una strada civilizzata ero totalmente &#8220;dilapidato&#8221;</strong> e mi ci è voluta 1 ora buona seduto catatonico al tavolino di un bar, mangiando voracemente e bevendo 3 lattine di Fanta mischiate a 1 litro e mezzo d&#8217;acqua prima di riuscire a rimettermi in sesto, rimontare in sella e dirigermi verso casa per una delle più agognate docce che ricordi.</p>
<h2>Che cos&#8217;è il divertimento di Tipo 2</h2>
<p>Ecco, questo è il Divertimento di Tipo 2, <strong>un&#8217;esperienza di tipo miserabile mentre la stai facendo</strong>, di quelle che ti maledici da solo per essertici infilato, di quelle che vorresti una via d&#8217;uscita ma l&#8217;unica via d&#8217;uscita sei tu, e che però in retrospettiva diventa divertente. Cioè la racconti anche ridendo perché è qualcosa di memorabile.</p>
<h3>La scala del divertimento</h3>
<p>Devo ammettere che ho scoperto solo di recente <strong>l&#8217;esistenza della scala del divertimento</strong>, e benché non abbia ancora capito se tutto questo è preventivabile, organizzabile o in qualche modo prevedibile, lo trovo un buon modo per mettere ordine tra le esperienze che faccio (e anche le cazzate che faccio).</p>
<h3>Divertimento di Tipo 1</h3>
<p>Il Divertimento di Tipo 1 è abbastanza semplice da capire: è <strong>quel genere di attività che sono divertenti in sé, sia mentre le fai che a posteriori</strong>. È la corsetta della sera post lavoro, è il giro in bicicletta del weekend con gli amici con sosta birretta, è la giornata sugli sci in inverno o anche qualcosa di più adrenalinico volendo. Perché in fondo la scala è molto soggettiva e i confini molto labili.</p>
<p>L&#8217;unico neo del <strong>Divertimento di Tipo 1 è che non è memorabile</strong>. Di quante corsette serali, giri in bici nel weekend e giornate sugli sci avete memoria nitida? E quanti diventano i protagonisti di un racconto agli amici? Se non nessuno, quasi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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Spoiler: ne mandiamo poche, ma buone!</h4>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Divertimento di Tipo 2</h3>
<p>Ecco, il divertimento di tipo 2 è quel genere di attività che diventano memorabili senza l&#8217;aspetto drammatico. Perché quando la differenza tra raccontarlo e non raccontarlo dipende solo da una botta di fortuna non sei già più nel Divertimento di Tipo 2. Ma in ogni caso <strong>le cazzate in qualche modo sotto controllo</strong>, quelle giornate in cui si inizia con le buone intenzioni e poi le cose si lasciano prendere la mano, in cui il meteo ci trova impreparati e torniamo a casa con l&#8217;umido nelle ossa, o ci tocca mollare la bici e tuffarci in un fiume per riprendersi dalla calura, ecco queste sono le esperienze di tipo 2. <strong>Quelle che costruiscono sostanzialmente i nostri ricordi</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-617666" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/FR5C4539.jpg" alt="divertimento di tipo 2" width="1400" height="933" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/FR5C4539.jpg 1400w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/FR5C4539-300x200.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/FR5C4539-1024x682.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/FR5C4539-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Per dire: quella volta che <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/news/otzi-la-mummia-dal-ghiaccio-escursioni-e-mostre-a-25-anni-dal-ritrovamento/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">sono andato sul ghiacciaio dell&#8217;Ötztal in Alta Val Senales</a> per andare a vedere il punto di ritrovamento di Ötzi, la mummia dal ghiaccio, era luglio e doveva essere una &#8220;semplice gita&#8221; ma <strong>ci ritrovammo in una specie di bufera di neve, a &#8211; 6°C</strong> e tra una cosa e l&#8217;altra ci mettemmo più di 8 ore per tornare a valle; o anche quella volta che ho avuto l&#8217;idea di <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/ho-finito-la-mia-prima-reebokspartan-race/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">fare la mia prima Spartan Race</a> con l&#8217;incoscienza dei vent&#8217;anni ma ne avevo già anta e sono arrivato a saltare il fuoco al traguardo abbastanza sui gomiti.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-617759" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/WhatsApp-Image-2023-10-03-at-12.53.49.jpeg" alt="Che cos'è il divertimento di Tipo 2 e perché dovresti scoprirlo" width="1080" height="1080" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/WhatsApp-Image-2023-10-03-at-12.53.49.jpeg 1080w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/WhatsApp-Image-2023-10-03-at-12.53.49-300x300.jpeg 300w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/WhatsApp-Image-2023-10-03-at-12.53.49-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/WhatsApp-Image-2023-10-03-at-12.53.49-150x150.jpeg 150w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/10/WhatsApp-Image-2023-10-03-at-12.53.49-768x768.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>O ancora quando <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/sport-acquatici/migliorare-capacita-di-adattamento-sport/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">ho accettato di fare lo swimrun</a> ma non avevo calcolato che le acque del lago di Mergozzo nel mezzo sono nere che più nere non si può e <strong>mi sono impanicato duro al punto da piantarmi verticale</strong> e cominciare a sbraitare alla nostra guida che io volevo tornare rapidamente alla riva più vicina, e volevo farlo nuotando a dorso.</p>
<h3>Divertimento di Tipo 3</h3>
<p>Oltre ciò c&#8217;è <strong>il Divertimento di Tipo 3, che non è affatto divertente. Neppure in retrospettiva</strong>, neppure con una birra in mano davanti al camino. È quel genere di avventure di cui ti penti anche a posteriori e che speri sinceramente che qualcuno ti impedisca in qualche modo di rifare. Come detto, <strong>la scala del divertimento è molto soggettiva e i confini labili</strong>, e se per qualcuno ritrovarsi a bivaccare nella neve è tutto sommato nella normalità, per altri potrebbe essere qualcosa di molto vicino al Giudizio Universale. Devo ammettere che con la maturità il Divertimento di Tipo 3 ho imparato a schivarlo in anticipo. Per esempio per me il parapendio: la volta in cui ci sono andato più vicino è quella in cui son rimasto a guardare gli altri che si imbragavano e poi, in un rigurgito di auto consapevolezza, me la sono data a gambe e son sceso dalla montagna di corsa.</p>
<h3>Perché dovresti provare il Divertimento di Tipo 2</h3>
<p>Ora, detto che tutti abbiamo esperienza del Tipo 1, e alcuni anche del Tipo 3, perché dovremmo provare (anche più spesso) il Tipo 2? Perché <strong>il disagio, le cose difficili, quelle che richiedono adattamento ed evoluzione o, per dirla con il termine oggi in voga la resilienza, sono una buona cosa</strong>.</p>
<p>In fondo se siamo scesi dagli alberi e usciti dalle caverne per andare sulla Luna è perché <strong>l&#8217;adattamento e la resilienza sono in fondo al nostro animo</strong>. E quando ci troviamo davanti ai nostri limiti e alle nostre paure (grandi o piccole che siano) <strong>usciamo dalla zona di comfort ed entriamo nella zona di crescita</strong>. Cioè scatta il meccanismo di conoscenza di noi stessi, è come mettersi davanti a uno specchio e fare i conti con noi stessi senza sconti né scusanti. E queste sono (piccole o grandi) lezioni che ci servono anche quando siamo in famiglia, con la giacca e la cravatta al lavoro o davanti alle grandi decisioni della vita.<br />
<em>Photo by <a href="https://unsplash.com/@soucarlosmagno?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Carlos Magno</a> on <a href="https://unsplash.com/photos/o3TS7q85q-g?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Unsplash</a></em></p>
<h4></h4>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.mom/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La fatica è un fatto mentale!</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/sport/la-fatica-e-un-fatto-mentale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 06:44:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[fatica]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[sovrallenamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando il fisico davvero non ce la fa più? E quando invece è la testa[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Fatica-fatto-mentale.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Fatica fatto mentale" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Fatica-fatto-mentale.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Fatica-fatto-mentale-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Fatica-fatto-mentale-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Quando il fisico davvero non ce la fa più? E quando invece<strong> è la testa a dire stop mentre, forse, il corpo potrebbe andare avanti</strong> ancora? A leggere i risultati di alcune recenti ricerche sul tema delle prestazioni sportive e della resilienza, verrebbe da pensare che <strong>la fatica fisica forse non esiste</strong> e che la fatica, in fondo, è solo uno stato mentale.</p>
<h2>È il corpo o la mente a dire che non ce la facciamo più?</h2>
<p>C&#8217;è uno studio del 2009 (<a href="http://jap.physiology.org/content/106/3/857.full.pdf+html" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Mental fatigue impairs physical performance in humans</a>) condotto da un ricercatore italiano, Samuele Marcora della School of Sport and Exercise Sciences presso la England’s University of Kent, che dimostra come <strong>più che i muscoli sia il cervello a comandare i nostri sforzi</strong> durante una prestazione atletica. Ovvero: se sei stanco di testa molto probabilmente mollerai prima di quando ti indurrebbero a fare i tuoi muscoli. Che poi non sarebbe altro che la spiegazione scientifica di quanto riescono a fare gli ultra-maratoneti: correre per giorni e giorni, senza dormire, con dislivelli paurosi, al freddo, sotto la pioggia o nella neve.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/10-falsi-miti-da-sfatare-sullo-sport/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">10 falsi miti da sfatare sullo sport</a></strong></p>
<h3>È la mente che comanda il corpo</h3>
<p>Lo studio è a suo modo rivoluzionario, perché ribalta la classica impostazione fisiologica secondo la quale quando i muscoli non ne hanno più mandano un segnale al cervello dicendo stop. Secondo Marcora invece capita spesso il contrario, ovvero che <strong>il cervello dice stop ben prima che i muscoli e l&#8217;organismo non ne abbiano più</strong> per andare avanti.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-38019" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Fatica-Fatto-Mentale.jpg" alt="Fatica Fatto Mentale" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Fatica-Fatto-Mentale.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Fatica-Fatto-Mentale-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<p>Per cercare di dimostrare questa prima intuizione contenuta nello studio del 2009, nel 2010 Marcora ha ideato un test con alcuni giocatori di rugby, atleti tosti abituati al sacrificio, alla fatica, al dolore e allo stress, a cui ha chiesto una serie ripetuta di sforzi intensi, prolungati e massimali. Considerando l&#8217;aspetto fisiologico dei loro muscoli, i rugbisti hanno gettato la spugna ben prima di non essere più in grado di sviluppare la potenza che gli era richiesta. Era la dimostrazione che <strong>è la testa a comandare sul corpo e non il contrario</strong>. Ed era l&#8217;intuizione secondo la quale allora anche la testa può essere allenata per raggiungere i reali propri limiti fisici.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/cose-e-come-funziona-la-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Come funziona la resilienza</a></strong></p>
<h3>La testa può fare la differenza</h3>
<p>Chiariamoci: non è che la fatica fisica non esiste, e non è che è solo uno stato mentale. Ma secondo quei primi studi <strong>è la testa che può ancora fare la differenza quando si tratta di raggiungere i propri limiti fisici</strong>, e non il contrario.</p>
<p>A dare sostegno a questa ipotesi c&#8217;è un altro studio condotto da Kevin Thompson presso la Northumbrian University in Inghilterra: il dottor Thompson ha chiesto a un gruppo di ciclisti maschi di eseguire una serie di sforzi massimi in sella a una cyclette per stabilire il loro livello top di prestazione, e poi ha fatto ripetere gli stessi sforzi mostrando loro dei ciclisti avatar che potevano procedere alla loro stessa velocità oppure leggermente più veloce. Il risultato è stato che i ciclisti che gareggiavano virtualmente con l&#8217;avatar più veloce riuscivano a superare il proprio limite massimo, con aumenti della velocità media anche del 2%. Che per una competizione ciclistica è una percentuale più che notevole.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/excersise-addiction-quando-lo-sport-e-una-droga/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Exercise addiction: quando lo sport è una droga</a></strong></p>
<h3>Si può allenare anche la testa a sopportare la fatica fisica</h3>
<p>Questi e altri studi simili sembrano dimostrare che <strong>c&#8217;è ancora un enorme margine nel nostro cervello per poter gestire la fatica</strong> e spingere il nostro corpo a toccare limiti fisici ancora superiori: tralasciando pratiche neuroscientifiche come la Stimolazione elettrica transcranica, ci sono ancora enormi ambiti da esplorare, dal ruolo del caldo sulla fatica a quello della privazione del sonno e fino a quello degli stimolanti ed eccitanti come il caffè.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/salute/alimentazione/corsa-e-caffe-si-o-no/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Corsa e caffè: sì o no?</a></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Con questi 3 semplici test puoi valutare le tue capacità di resistenza</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/sport/3-semplici-test-per-valutare-le-capacita-di-resistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 07:03:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[allenamento]]></category>
		<category><![CDATA[corsa]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[La capacità di resistenza è una capacità motoria condizionale e misurarla è utile per capire[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/12/Test-Resistenza.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="capacità di resistenza" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/12/Test-Resistenza.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/12/Test-Resistenza-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/12/Test-Resistenza-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>La <strong>capacità di resistenza</strong> è una capacità motoria condizionale e misurarla è utile per capire il proprio livello di condizione fisica e i progressi del proprio allenamento. La capacità di resistenza è infatti ciò che permette al nostro organismo di resistere alla fatica in un determinato lavoro fisico, cali di prestazione. Così definita, conoscere la propria capacità di resistenza è utile anche a impostare programmi di allenamento che siano migliorativi e adatti a sé.</p>
<h2>Come valutare la capacità di resistenza</h2>
<p>Ma come valutare<strong> le capacità di resistenza in modo scientifico ma allo stesso tempo semplice</strong> e senza apparecchiature sofisticate? Per calcolare le capacità di resistenza e di recupero esistono numerosi test, alcuni dei quali richiedono il supporto di macchine o strumenti come l’ergometro, e altre <strong>prove che invece si possono eseguire in autonomia</strong>, aiutandosi con qualche dispositivo di uso quotidiano come lo smartphone o un braccialetto fitness per valutare la distanza percorsa o la frequenza cardiaca.<a href="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/02/consumare-grassi-corsa.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-625420 aligncenter" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/02/consumare-grassi-corsa.jpg" alt="consumare-grassi-corsa" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/02/consumare-grassi-corsa.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/02/consumare-grassi-corsa-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2023/02/consumare-grassi-corsa-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<p>Prima di fare qualunque test è tuttavia necessario sapere che<strong> la capacità di resistenza ha molto a che vedere con l’efficienza dei sistemi energetici</strong> e con l’ATP (adenosina trifosfato, che immagazzina energia dalla degradazione di carboidrati, proteine e lipidi e la trasferisce ai muscoli e agli altri processi dell&#8217;organismo). In sostanza il carburante del nostro corpo che può influire sull&#8217;esito del test.</p>
<h2>3 semplici test per valutare le capacità di resistenza</h2>
<p>Ecco allora <strong>3 semplici test per misurare da soli le capacità di resistenza</strong>, quelle di recupero dopo lo sforzo e in generale lo stato complessivo di forma fisica.</p>
<ul>
<li>Test di Ljan</li>
<li>Test di Cooper</li>
<li>Step Test</li>
</ul>
<h3>Test di Ljan</h3>
<p>Il <strong>test più semplice e rapido per valutare le capacità di resistenza</strong>, recupero e stato di forma fisica.<br />
Si tratta di prendere la frequenza cardiaca a riposo e poi correre per 1’ a ritmo costante e mediamente elevato, che si potrebbe mantenere anche per qualche minuto in più. Al termine del minuto di corsa occorre calcolare la frequenza cardiaca, con un cardiofrequenzimetro oppure prendendola al polso per 15’ e moltiplicando per 4. Ora allo scadere di ogni minuto si ripete la misurazione fino a quando non si è tornati alla condizione iniziale a riposo di frequenza cardiaca.</p>
<p><strong>Meno di 2’</strong>: Ottimo<br />
<strong>Tra 2’ e 3’</strong>: Buono<br />
<strong>Tra 3’ e 4</strong>’: Insufficiente<br />
<strong>Oltre 4’</strong>: Scarso</p>
<p><strong>&gt; Per approfondire</strong>: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/cosa-succede-quando-si-smette-di-allenarsi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Cosa succede quando si smette di allenarsi?</a></p>
<h3>Test di Cooper</h3>
<p>Probabilmente <strong>il più celebre test sulle capacità di resistenza</strong>: si tratta di correre ininterrottamente per 12’ su un terreno piano, con le pulsazioni che non superano le 150/160 al minuto (quindi senza terminare allo stremo delle forze). Al termine del test si misura la distanza percorsa (se si corre in pista un giro soo 400 metri, altrimenti può essere utile uno strumento come un braccialetto fitness con sensore GPS).</p>
<p>Il test di Cooper ha una correlazione di circa il 90% con la potenza aerobica, ovvero la capacità di sostenere uno sforzo in modo prolungato utilizzando il metabolismo aerobico.</p>
<p><a href="https://www.sportoutdoor24.mom/wp-content/uploads/2015/12/Tabella-Test-Cooper.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-33480" src="https://www.sportoutdoor24.mom/wp-content/uploads/2015/12/Tabella-Test-Cooper.jpg" alt="Tabella Test Cooper" width="670" height="590" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/12/Tabella-Test-Cooper.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/12/Tabella-Test-Cooper-300x264.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
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<p><strong>&gt; Per approfondire</strong>: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/cose-e-come-funziona-la-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Come funziona la resilienza</a></p>
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<h3>Step Test o Iri Test</h3>
<p>Altro <strong>test molto celebre tra chi ha praticato sport nella propria vita</strong>: è il test del cubo e consiste nel salire e scendere ininterrottamente per 3’ da un cubo, o step, alto dai 30 cm (per chi è alto meno di 160cm) ai 50 cm (per i maschi più alti di 160cm). È il classico test delle visite mediche di idoneità sportiva e misura la velocità del recupero dopo la prova, espressione della forma fisica (indice rapido di idoneità alla pratica sportiva).<br />
Inventato ad Harvard, consiste nel salire con un piede e poi l’altro, ridiscendere prima con il primo piede e poi con il secondo, e risalire invertendo l’ordine dell’appoggio dei piedi sullo step.<br />
Il conteggio dei battiti cardiaci è da effettuare da 1’ a 1’ e mezzo dopo la fine del test, e valutato in base all’indice della tabella qui di seguito.</p>
<p><strong>Scarso</strong>: oltre 130 pulsazioni al minuto<br />
<strong>Medio</strong>: da 82 a 129 pulsazioni al minuto<br />
<strong>Buono</strong>: inferiore a 81 pulsazioni al minuto</p>
<p><strong>&gt; Per approfondire</strong>: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/attivita-sportive-il-caos-dei-certificati-medici/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Attività sportive: il caos dei certificati medici</a></p>
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		<title>Cominciare a fare Crossfit: 8 consigli da seguire per ottenere il massimo</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/sport/fitness/8-consigli-per-chi-vuol-cominciare-a-fare-crossfit/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 08:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fitness]]></category>
		<category><![CDATA[crossfit]]></category>
		<category><![CDATA[interval training]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2010 il Crossfit era sport per pochi appassionati attenti alle ultime novità del mondo[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/02/Crossfit.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Crossfit" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/02/Crossfit.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/02/Crossfit-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/02/Crossfit-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Nel 2010 il Crossfit era sport per pochi appassionati attenti alle ultime novità del mondo fitness provenienti dall&#8217;America, ora i box sono diffusi praticamente in tutta Italia con il <strong>numero dei praticanti che cresce a ritmi vertiginosi</strong> di anno in anno: merito dell&#8217;idea alla base di questo sport, il ritorno a un <strong>allenamento funzionale e intenso che ti prepara a essere pronto a tutto</strong> sia dal punto di vista atletico che mentale; merito del fisico disegnato che regala a chi lo pratica, uomini o donne che siano; merito dell&#8217;<em>hype</em> che ha saputo creare, con sportivi e showgirl testimonial più o meno involontari; merito anche dell&#8217;<strong>atmosfera che si respira nei box, con quel senso di community</strong> che ora anche i centri fitness stanno cercando di inseguire; merito infine dei risultati prestazionali che indubbiamente il Crossfit regala in termini di forza, resistenza, flessibilità, coordinazione, equilibrio e potenza.</p>
<h2>8 consigli per chi vuol cominciare a fare Crossfit</h2>
<p>Quindi se stai pensando di cominciare a fare Crossfit ecco 8 consigli fondamentali per ottenere il massimo in termini di allenamento, salute e divertimento.</p>
<h3>1. Parti dalla base: la tecnica</h3>
<p>Certo, l&#8217;idea è quella di arrivare ai livelli di potenza dei Crossfitter più evoluti, ma la potenza è il vertice della piramide di allenamento, mentre <strong>la base da cui partire è l&#8217;apprendimento dei corretti movimenti</strong> e della corretta tecnica di esecuzione degli esercizi, anche senza sovraccarichi. Sì, qualunque bravo trainer di Crossfit prima di tutto insegna la tecnica senza pesi e solo in un secondo momento comincia a infilare carichi nel WOD, il Workout of the Day. Saltare questa fase impedirà sicuramente di raggiungere alti livelli di fitness. Garantito.</p>
<h4><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-114997" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/02/Crossfit-consigli-per-cominciare.jpg" alt="" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/02/Crossfit-consigli-per-cominciare.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/02/Crossfit-consigli-per-cominciare-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></h4>
<h3>2. Non fissarti sulle ripetizioni</h3>
<p>È la conseguenza del punto precedente: se per inseguire il numero di ripetizioni ti concedi qualche scorciatoia sulla tecnica (per esempio pieghi la schiena quando si tratta di sollevare il bilanciere nel deadlift, o non scendi abbastanza con il petto nei push-up) alla fine soffri ma senza trarne vantaggio. <strong>Il Crossfit è uno sport in cui la tecnica biomeccanica di esecuzione degli esercizi è funzionale all&#8217;ottenimento dei risultati</strong>, e qualunque bravo trainer si dirà soddisfatto di meno ripetizioni eseguite correttamente rispetto al completare tutte le ripetizioni di un WOD in qualche modo.</p>
<p>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/news/mud-run-e-obstacle-races-le-migliori-da-mettere-in-calendario-lanno-prossimo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Mud Run &amp; Obstacle Races: le migliori a cui partecipare</a></p>
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<h3>3. Evita il superallenamento</h3>
<p>Il Crossfit è adrenalinico, una volta provato ti tira dentro e <strong>può risultare difficile trovare il giusto equilibrio tra allenamenti e riposo</strong>: vuoi perché la Community ti tira dentro, vuoi perché i miglioramenti sono evidenti, vuoi perché la sfida con i propri limiti è l&#8217;essenza di questo sport, il rischio all&#8217;inizio è quello di strafare. Ciascuno però ha il proprio livello di fitness, e la cosa migliore è rispettarlo e incrementarlo gradualmente: qualunque bravo trainer saprà consigliare sull&#8217;<strong>alternanza di allenamenti e riposo</strong>, considerando il riposo parte del processo di miglioramento fatto di attenzione alla dieta, reidratazione continua, sonno vero e proprio ma anche esercizi complementari e correttivi.<br />
&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/rischi-salute-troppo-allenamento/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Quando l&#8217;allenamento è davvero troppo?</a></p>
<h3><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-31793" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/09/Crossfit-ZUMA-e9d5c45f49b81fd6b35c36b9e864c7cb.jpg" alt="Crossfit Milano Outdoor Games" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/09/Crossfit-ZUMA-e9d5c45f49b81fd6b35c36b9e864c7cb.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/09/Crossfit-ZUMA-e9d5c45f49b81fd6b35c36b9e864c7cb-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></h3>
<h3>4. Non vivere gli allenamenti come una gara</h3>
<p>La competizione è parte del Crossfit così come di ogni sport, e può essere con se stessi o con gli altri. Ma soprattutto all&#8217;inizio del percorso con il Crossfit puntare ai risultati, in termini di ripetizioni, frequenza degli allenamenti e incremento dei carichi, è la strada più breve verso gli infortuni e l&#8217;abbandono. Certo, <strong>ci si allena spesso in gruppo, ma questo non significa che si debba da subito essere al livello degli altri</strong>. E si ritorna al punto di partenza: prima la tecnica corretta e poi l&#8217;incremento di ripetizioni, frequenza, intensità e volume degli allenamenti.</p>
<p>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/fitness/sovrallenamento-prova-lo-yoga-parola-di-tite-togni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Sovrallenamento? Prova lo yoga</a></p>
<h3>5. Adatta il Workout of the Day alle tue capacità</h3>
<p>I WOD sono comunicati uguali per tutti, ma non tutti siamo uguali e <strong>saper adattare le richieste del workout alle proprie capacità</strong> è fondamentale per procedere con incrementi progressivi. Adattare significa ridurre i carichi, oppure le ripetizioni, o ancora le serie o anche l&#8217;intensità dell&#8217;esercizio in base al proprio livello di forma fisica. E l&#8217;adattamento è uno dei grandi segreti del Crossfit.</p>
<p>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/allenamento-bastano-20-minuti-al-giorno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Allenamento: bastano 20 minuti al giorno</a></p>
<h3>6. Scaldati sempre bene</h3>
<p>Parrebbe superfluo dirlo, ma non è inutile: <strong>il riscaldamento è la parte fondamentale di ogni allenamento e ogni gara</strong>. Ci sarà un motivo se Usain Bolt si scalda per più di un&#8217;ora per correre per 10&#8243; scarsi, no? E allora non conviene proprio fare sconti sul riscaldamento per guadagnare qualche minuto: il riscaldamento nel Crossfit punta ad aumentare la temperatura corporea, il flusso di sangue nei tessuti muscolari, i range di movimento specifici per gli esercizi che si andranno a fare e a rivivere mentalmente gli schemi motori da eseguire. Ecco perché il riscaldamento nel Crossfit è estremamente dinamico e vario e diverso ogni volta in funzione del WOD.</p>
<p>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/come-si-superano-gli-ostacoli-della-spartan-race/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Come superare gli ostacoli della Spartan Race</a></p>
<h3>7. Non tralasciare mobilità e flessibilità articolare</h3>
<p>Uno forse non associa i concetti di mobilità e flessibilità articolare al Crossfit, eppure queste due caratteristiche sono fondamentali per diventare un atleta evoluto di Crossfit: servono per eseguire correttamente i movimenti, per <strong>aumentare i range di movimento</strong> e per ridurre i rischi di infortunio. Sempre bene tenerlo presente, magari cominciando dal munirsi di un foam roller.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-138432" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2021/03/la-palestra-che-riapre-in-brianza-con-il-crossfit-allaperto.jpg" alt="" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2021/03/la-palestra-che-riapre-in-brianza-con-il-crossfit-allaperto.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2021/03/la-palestra-che-riapre-in-brianza-con-il-crossfit-allaperto-331x232.jpg 331w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2021/03/la-palestra-che-riapre-in-brianza-con-il-crossfit-allaperto-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<p>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/tutti-i-benefici-del-foam-roller/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Tutti i benefici del foam roller</a></p>
<h3>8. Dedicati al recupero</h3>
<p>Recuperare significa d<strong>ormire ma anche mangiare e bere correttamente</strong>, soprattutto (ma non solamente) dopo un Workout. La dieta e il recovery meal post allenamento sono tra i cardini della filosofia del Crossfit: mangia e bevi correttamente nei 30 minuti di tempo che seguono la fine dell&#8217;allenamento con un mix di proteine e carboidrati equilibrato per stimolare la ricostituzione cellulare dei muscoli e contrastare il catabolismo muscolare. E parimenti dormi: il poco sonno stimola la produzione di cortisolo, che provoca l&#8217;accumulo di grasso vanificando gli sforzi dell&#8217;allenamento.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.mom/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I bambini che fanno giochi pericolosi crescono più sani e intelligenti</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/sport/i-bambini-che-fanno-giochi-pericolosi-crescono-piu-sani-e-intelligenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 08:03:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[avventura]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[gioco]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sportoutdoor24.mom/?p=29536</guid>

					<description><![CDATA[Arrampicarsi sugli alberi, nuotare nel fiume, ruzzolarsi nel fango, appendersi a una corda, vagare nel[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1500" height="1052" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/06/giochi-pericolosi.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="giochi pericolosi" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/06/giochi-pericolosi.jpg 1500w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/06/giochi-pericolosi-670x470.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/06/giochi-pericolosi-331x232.jpg 331w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/06/giochi-pericolosi-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /><br><br><p>Arrampicarsi sugli alberi, nuotare nel fiume, ruzzolarsi nel fango, appendersi a una corda, vagare nel bosco o <strong>una delle 50 cose da fare prima dei 12 anni suggerite dal National Trust</strong> inglese <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/viaggi/bambini/50-cose-da-fare-prima-dei-12-anni-ma-anche-dopo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">di cui abbiamo parlato qui</a>: tutte attività che buona parte dei genitori considerano giochi pericolosi e meritevoli di un bel divieto. Ora però sarà il caso di ripensare le nostre convinzioni:  le attività all&#8217;aperto con piccoli margini di pericolo non solo rappresentano il modo migliore per <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/lifestyle/ambiente/6-modi-per-far-amare-la-natura-ai-bambini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">far amare la natura ai bambini</a>, ma migliorano anche la creatività, la salute e le capacità di relazione dei nostri figli. Un buon motivo insomma per portare i nostri ragazzi <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/viaggi/bambini/4-motivi-per-portare-i-bambini-allavventura-nella-natura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">all&#8217;avventura nella natura</a>.</p>
<h2>I bambini che fanno giochi pericolosi crescono più sani e intelligenti</h2>
<p>Che concedere ai piccoli qualche attività un po&#8217; rischiosa sia salutare lo sostiene una ricerca appena pubblicata sull’<a href="http://www.mdpi.com/1660-4601/12/6/6423" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">International Journal of Environmental Research and Public Health</a> e condotta dal Child &amp; Family Research Institute del BC Children&#8217;s Hospital: “Fare qualche gioco un po’ pericoloso permette ai bambini di imparare a calcolare i rischi, prendere coscienza dei propri limiti e trovare strategie per superarli” ha dichiarato Mariana Brussoni, team leader della ricerca e docente presso la School of Population and Public Health and Department of Pediatrics della University of British Columbia. Esattamente <strong>quello che ci aveva detto Simone Moro </strong>esortandoci a <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/arrampicata/simone-moro-lasciate-arrampicare-i-bambini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">lasciare arrampicare i nostri figli</a>.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-29537" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/06/Favourite_Photos_2010_Imagicity_597.jpg" alt="Bambini Giochi Pericolosi" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/06/Favourite_Photos_2010_Imagicity_597.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2015/06/Favourite_Photos_2010_Imagicity_597-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<p>Però c’è sempre l’ansia di mamme e papà (o nonni) a farla da padrone: come limitare i rischi, facendo in modo che i bambini si sentano liberi di sperimentare senza mettersi troppo nei guai? “Banalmente il controllo a distanza, o <em>monitoring</em>, al posto di una presenza costante e continua” spiega Brussoni: in questo modo si lascia il <strong>giusto margine per sbagliare e fallire</strong>, evitando le conseguenze più gravi ma stimolando contemporaneamente lo sviluppo di autostima, creatività, capacità di tessere relazioni sociali e resilienza, alcuni degli indubbi benefici dello stare nella natura <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/salute/6-benefici-per-la-salute-dello-stare-nella-natura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">di cui abbiamo parlato qui</a>.</p>
<p><em>Credits: Graham Crumb/Imagicity.com [<a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">CC BY-SA 3.0</a>], via Wikimedia Commons &#8211; Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/@gerald-yambao-1266170?utm_content=attributionCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=pexels" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Gerald Yambao</a> da <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-del-ragazzo-che-oscilla-sul-corpo-d-acqua-2413238/?utm_content=attributionCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=pexels" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Pexels</a></em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.mom/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Psicologia e covid: se guardi film horror resisti meglio alla pandemia (ma davvero)</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/news/psicologia-e-covid-perche-se-guardi-film-horror-resisti-meglio-alla-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2021 14:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sportoutdoor24.mom/?p=68038</guid>

					<description><![CDATA[La psicologia studia il covid (e produce mostri): chi guarda film di zombi e paura,[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="2000" height="1403" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2021/01/psicologia-e-covid-perche-se-guardi-film-horror-resisti-meglio-alla-pandemia.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="psicologia-e-covid-perche-se-guardi-film-horror-resisti-meglio-alla-pandemia" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2021/01/psicologia-e-covid-perche-se-guardi-film-horror-resisti-meglio-alla-pandemia.jpg 2000w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2021/01/psicologia-e-covid-perche-se-guardi-film-horror-resisti-meglio-alla-pandemia-670x470.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2021/01/psicologia-e-covid-perche-se-guardi-film-horror-resisti-meglio-alla-pandemia-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /><br><br><p class="western">La <strong>psicologia</strong> studia il <strong>covid</strong> (e produce mostri): chi guarda<strong> film di zombi e paura</strong>, ha strumenti migliori per simulare la realtà in anticipo e <strong>coltivare la resilienza</strong> a emergenze come il Coronavirus<br />
Sì, sembra che se guardi film horror resisti meglio al Covid, sviluppi una capacità di resistenza migliore per affrontare psicologicamente un evento drammatico, duraturo come quello che stiamo vivendo. Lo studio condotto dalle università di Penn State (Stati Uniti), di Chicago e di Aarhus (Danimarca) potrebbe sembrare un po’ poco serio, e forse lo è, ma pare affermare con decisione che se hai guardato per anni <strong>i film di George Romero, Sam Raimi, Lucio Fulci,</strong> le serie tv come The Walking Dead e magari anche un po’ di opere di Dario Argento e M. Night Shyamalan, non ti devi meravigliare se in questo brutto periodo di pandemia e lockdown tutto sommato te la stai cavando bene. Sono proprio questi film a tema horror e apocalittico ad averti <strong>rafforzato psicologicamente</strong> e preparato ad affrontare un’evenienza del genere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Perché i film horror aiutano contro la pandemia</h2>
<p>La ricerca, pubblicata su Personality and Individual Differences, spiega che i film e le serie tv ‘de paura’ hanno lavorato in sordina sulla nostra mente negli anni, proiettando in anticipo nelle nostre teste gli scenari della crisi globale del covid e indicandoci inconsapevolmente i modi in cui affrontarla. Non è solo intrattenimento; o meglio lo è, ma funziona anche da <strong>training mentale anti pandemia,</strong> come workout per la resistenza psicologica, come un home fitness che ti dà una resilienza molto più alta rispetto a chi non è un fan di film come La notte dei morti viventi, Grindhouse, La Casa, Splatters, Dead Snow, Planet Terror, L’armata delle tenebre, 28 giorni dopo, e magari anche Pandemic. Al limite pure di Io zombo, tu zombi, lei zomba.<br />
Lo <a href="https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0191886920305882" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">studio</a> non è dei più estesi: si tratta di un sondaggio su 310 persone, pensato per capire il loro grado di resilienza e di preparazione alla pandemia, dove si chiedeva da quali genere di film fossero attratti. Ma non non è necessario bollarlo come uno spreco di soldi, pubblici o privati che siano: il senso è quello di capire se esistano dei <strong>sistemi di simulazione della realtà</strong> che ci aiutano ad affrontare l davvero dura, di realtà. E alcuni sono stati individuati nei film &#8216;de paura&#8217;; fra l&#8217;altro un punto di vista anche intuitivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 class="western">L&#8217;horror simula le realtà più angoscianti</h2>
<p class="western">Il professore emerito John Johnson, leader dello studio, spiega che &#8220;più film di zombi, invasioni aliene e malattie apocalittiche le persone hanno visto prima del Covid-19, meglio hanno saputo gestire la vera pandemia&#8221;.<br />
Inoltre, spiegano i ricercatori, ora <strong>non servono maratone di binge watching</strong> di fronte alle serie horror per darsi una corazza anti depressione da covid, specie se non ti piacciono. Ma il consiglio è quello di iniziare a guardarli per prepararsi alle prossime emergenze che ci attendono, perché è chiaro che ce ne saranno. Anche libri e games vanno bene: &#8220;consumare le storie dei libri, dei film e forse anche dei videogiochi non è solo un passatempo stupido&#8221;, spiega il prof Johnson, &#8220;è anche un modo per immaginare realtà simulate che ci aiutano farci trovare più pronti per le sfide future&#8221;.<br />
[Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/ahmadreza89-2736528/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1666584" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">ahmadreza heidaripoor</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1666584" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Pixabay</a>]</p>
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		<title>Come sviluppare la resilienza ai tempi del Covid</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/salute/psicologia/covid-sport-come-allenare-motivazione-resilienza-lockdown/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Corio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2020 00:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[michele evangelisti]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
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					<description><![CDATA[Come sviluppare la resilienza ai tempi del Covid, per continuare ad allenarsi e per resistere[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2020/11/pexels-nathan-moore-running.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2020/11/pexels-nathan-moore-running.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2020/11/pexels-nathan-moore-running-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Come <strong>sviluppare la resilienza</strong> ai tempi del <strong>Covid</strong>, per continuare ad allenarsi e per resistere anche psicologicamente? “Per riuscire a correre fino all’uscita del tunnel bisogna allenare la mente a comportarsi proprio come in una <strong>ultramaratona</strong>: bisogna dividere il percorso in tanti pezzetti, dandosi una serie di piccoli traguardi. Se invece ti fissi sul traguardo finale, che tra l’altro in quest’emergenza non sappiamo nemmeno bene dove si trovi, è inevitabile crollare”. Parola di <a href="http://www.labussoladelrunning.it/chi-sono-bussola/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Michele Evangelisti</a>, ultramaratoneta con in curriculum anche la traversata nel 2016 dell’Outback australiano (3.113 km corsi in 45 giorni in solitaria): per lui il primo <strong>lockdown</strong> non è solo curiosamente coinciso con la nascita del suo secondo figlio, nato proprio il 7 marzo 2020, ma è stato anche lo stimolo per scrivere <a href="https://amzn.to/35dNE01" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Sulle tue gambe</a> (De Agostini, 13,90 euro). Partendo dalla sua esperienza di super-sportivo outdoor e di coach costretto come tutti in quarantena, Michele Evangelisti ha concentrato in questo libro tutta una serie di dritte per non perdere <strong>resilienza</strong>, tenacia e ottimismo di fronte alle sfide della vita, a partire appunto da quella del <strong>Coronavirus</strong>. Eccone 5 da mettere in pratica anche in questa seconda fase dell’emergenza, tra <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/news/nuovo-dpcm-attivita-sportiva-in-zona-rossa-cosa-fare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">zona rossa</a>, <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/news/nuovo-dpcm-attivita-sportiva-in-zona-arancione-cosa-fare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">zona arancione</a> e <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/news/nuovo-dpcm-attivita-sportiva-in-zona-gialla-cosa-si-puo-fare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">zona gialla</a>, per conservare la motivazione ad andare avanti tanto nello sport quanto in tutto il resto.</p>
<h2>1. Saper rinunciare per continuare ad avere</h2>
<p>La corsetta vicino a casa stabilita dalle nuove restrizioni non è il massimo? “Per prima cosa, devi pensare che è sempre meglio di niente. Ma c’è anche il fatto di saper avere un diverso approccio allo sport: come scrivo nel mio libro, per me la corsa non è una droga, ma è invece un’attività che mi ha insegnato ad avere disciplina e misura. In questo senso mi ha preparato anche a <strong>rinunciare a quello che mi serve così come a farmi bastare quello che ho</strong>: un esercizio che ho messo in pratica durante il primo lockdown non solo nell’allenamento e che mi torna utile anche ora”.</p>
<h2>2. Cercare sempre un’alternativa</h2>
<p>Questa dritta si collega strettamente alla precedente: se cambia la situazione, non serve a nulla abbattersi continuando a pensare al passato, ma bisogna cercare di trovare delle alternative per continuare a essere attivi nel presente. “Io vivo di sport outdoor”, prosegue Michele Evangelisti, “ma sottolineo sempre che <strong>ci si può allenare anche su un tappetino di due metri per uno</strong>. Durante lo scorso lockdown ho portato avanti una trentina di corsi di allenamento online puntando sulla capacità di inventarsi <strong>un training in spazi ridotti</strong> con gli oggetti già presenti in casa: un “trucco” per avere comunque un diversivo stimolante, scoprendo per esempio che il manico della scopa è perfetto per i piegamenti, mentre una pentola a pressione riempita con 1-2 kg di patate, cipolle o mele è un ottimo sostituto del kettlebell”. Anche un pizzico di fantasia aiuta insomma a non mollare.</p>
<h2>3. Curare nuovi dettagli per darsi nuovi obiettivi</h2>
<p>Se non si è sportivi agonisti, molto spesso si tende a trascurare il <strong>potenziamento muscolare</strong>. “Sempre nella logica di reagire in maniera propositiva a una cambiamento di programma, si può allora sfruttare questo periodo per curare quei dettagli di solito trascurati. Migliorare l’elasticità muscolare con sedute mirate di <strong>stretching</strong>, fare esercizi per il <strong>core</strong> (fondamentale per l&#8217;equilibrio) e altri per sviluppare la forza non devono essere vissuti come un ripiego forzato, ma come un modo per avere comunque degli obiettivi da raggiungere. Prendiamo per esempio il <strong>plank</strong>: se all’inizio reggi per 1’, inizia a darci dentro per arrivare prima a 1’20” e poi migliorare di un’altra ventina di secondi. Il raggiungimento di questi <strong>mini-traguardi</strong>, da registrare tra l’altro con carta e penna su un diario di allenamento, ti aiuta ad andare avanti, a mantenere la motivazione”.</p>
<h2>4. Trovare quella cassetta dove sta la resilienza</h2>
<p>“A 22 anni ho perso mio fratello di 18 per un’infezione cardiaca causata da un batterio”, racconta Michele Evangelisti. “Ho fatto attività fisica sin da bambino, ma è stato in quel momento di estremo dolore che ho scoperto quanto lo sport mi potesse essere d’aiuto per avere comunque un <strong>baricentro</strong>. Ho così iniziato ad allenarmi non solo per il corpo, ma anche per la <strong>mente</strong>, per renderla <strong>capace di resistere alle avversità</strong> e di affrontarle con un approccio positivo. Solo quando ho incontrato il professor <a href="https://www.pietrotrabucchi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Pietro Trabucchi</a> (noto psicologo dello sport che firma la prefazione del libro, ndr), ho scoperto che avevo iniziato a sviluppare la <strong>resilienza</strong>, cioè la capacità di reagire a traumi e difficoltà. Una qualità che non è però esclusiva di chi fa sport di grande fatica: dentro di noi, come scrivo nel libro, abbiamo tutti una ‘<strong>cassetta degli attrezzi</strong>’ che ci aiuta a fronteggiare le situazioni peggiori. Tutto sta nel convincersi di averla, per poi aprirla ed estrarre quello che ci serve: in tutto questo, lo sport è un ottimo strumento per riuscire a trovarla e sfruttarla”.</p>
<h2>5. Allenarsi anche… in coda</h2>
<p>La resilienza serve ovviamente anche nella vita, non solo nello sport. E a svilupparla possono contribuire le fatiche dell’allenamento ma anche i piccoli disagi quotidiani, come per esempio le code fuori da negozi e uffici pubblici tipiche del lockdown. “Mentre siamo in attesa, possiamo innervosirci all’inverosimile oppure pensare che quell’inevitabile situazione rappresenta una buona occasione per <strong>un allenamento ‘extra’</strong> per aumentare le nostre doti di resilienza. Come? Trovando una soluzione (ascoltare musica, leggere un articolo interessante) che cambi completamente non solo l’approccio, ma anche il valore di quel momento: da fonte di stress a occasione per migliorare la proprio <strong>capacità di adattamento</strong>. Una qualità che, lo ripeto, serve a non perdere motivazione e continuare a migliorare anche nello sport”.</p>
<p><em>Credits: foto di Nathan Moore da Pexels.</em></p>
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		<title>Resilienza: ecco come i fiori recuperano da un infortunio e tornano dritti</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/lifestyle/ambiente/resilienza-ecco-come-i-fiori-recuperano-da-un-infortunio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 13:20:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[fiori]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
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					<description><![CDATA[Forse non ci pensiamo spesso, ma i fiori in effetti, quando li calpestiamo, si fanno[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2020/04/resilienza-ecco-come-i-fiori-recuperano-da-un-infortunio.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="resilienza-ecco-come-i-fiori-recuperano-da-un-infortunio" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2020/04/resilienza-ecco-come-i-fiori-recuperano-da-un-infortunio.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2020/04/resilienza-ecco-come-i-fiori-recuperano-da-un-infortunio-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Forse non ci pensiamo spesso, ma <strong>i fiori</strong> in effetti, quando li calpestiamo, <strong>si fanno male</strong>; però hanno una straordinaria capacità di<strong> resilienza </strong>e riescono velocemente a <strong>recuperare dagli infortuni.</strong> Una capacità da studiare e imitare per affrontare le difficoltà della quarantena da Coronavirus. Lo rivela uno studio dell’Università di Portsmouth, che ha scoperto come certi fiori letteralmente ‘<strong>rimbalzano</strong>’ di nuovo in su dopo una ferita. Si fa luce su un aspetto poco noto dell&#8217;evoluzione delle piante, che è anche molto affascinante.</p>
<h2>la resilienza dei fiori che si riprendono dagli infortuni</h2>
<p>La dinamica osservata nello studio (pubblicato su New Phytologist) mostra come alcuni fiori feriti (calpestati o colpiti da un ramo) si piegano in un certo modo <strong>per poter risorgere entro 10-48 ore dall’infortunio.</strong> È un comportamento che serve alla riproduzione dei fiori stessi: per potersi moltiplicare i fiori devono avere un perfetto allineamento dei loro organi sessuali e dei tubi del nettare affinché un insetto in visita li impollini.<br />
Alcune specie di fiori sono <strong>migliori di altri</strong> nel recuperare il loro allineamento dopo un infortunio.<br />
Il professore di ecologia ed evoluzione Scott Armbruster, spiega che &#8220;Gli incidenti meccanici accadono alle piante abbastanza spesso e possono, in alcuni casi, impedire alla pianta di essere in grado di attrarre insetti impollinatori e quindi, produrre semi. Fare semi e propagarsi è lo scopo principale di un fiore, quindi le lesioni che minacciano quella posa un grosso problema&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Come fa un fiore a rimettersi dritto</h2>
<p>Ambruster, in collaborazione con l’Università di St. Louis Missouri, ha studiato 23 specie di fiori autoctoni e coltivati in Australia, Sud America, Nord America e Regno Unito. E ha scoperto che i fiori bilateralmente simmetrici &#8211; quelli in cui i lati sinistro e destro si specchiano a vicenda &#8211; come <strong>la bocca di leone e l&#8217;orchidea</strong>, possono quasi sempre ripristinare il loro orientamento &#8220;corretto&#8221; <strong>spostando i singoli gambi</strong> di fiori o persino muovendo il gambo che supporta un gruppo di fiori. E riescono, nel 95% dei casi, a riposizionare con precisione il loro stigma &#8211; un organo sessuale &#8211; dopo un trauma. Invece i fiori radialmente simmetrici (quelli a forma di stella <strong>come la petunia, il ranuncolo e la rosa selvatica</strong>) non hanno questa capacità e i loro steli raramente si riprendono dopo un infortunio: solo il 4%.</p>
<p>Insomma, le piante si piegano, si torcono e compiono movimenti insospettabili. Non solo per la riproduzione, ma anche per assicurarsi che le loro foglie <strong>si rivolgano verso il Sole,</strong> necessarie per la <strong>fotosintesi</strong>, il processo attraverso il quale una pianta produce il suo cibo.<br />
<strong>Sono quattro i meccanismi coinvolti,</strong> a volte separatamente, nel rimbalzo di un fiore ferito da un infortunio:<br />
&gt; Piegatura del gambo di supporto principale di un gruppo di fiori<br />
&gt; Piegatura di singoli gambi di fiori (più probabile negli steli lunghi)<br />
&gt; Rotazione dei singoli gambi di fiori (più probabile negli steli corti)<br />
&gt; Torsione o piegatura degli organi sessuali del fiore<br />
La ricerca spiega che più giovane è la parte della pianta, più velocemente riesce a piegarsi.<br />
<em>(foto pixabay)</em></p>
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		<title>Perché lo swimrun ha a che fare con la tua capacità di adattamento</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/sport/sport-acquatici/migliorare-capacita-di-adattamento-sport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2019 07:12:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport acquatici]]></category>
		<category><![CDATA[adattamento]]></category>
		<category><![CDATA[crossfit]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[swimrun]]></category>
		<category><![CDATA[trail running]]></category>
		<category><![CDATA[wild swimming]]></category>
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					<description><![CDATA[La capacità di adattamento è quella cosa per cui siamo scesi dagli alberi e siamo[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2019/05/migliorare-capacità-di-adattamento-sport.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="migliorare capacità di adattamento sport" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2019/05/migliorare-capacità-di-adattamento-sport.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2019/05/migliorare-capacità-di-adattamento-sport-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>La <strong>capacità di adattamento</strong> è quella cosa per cui siamo scesi dagli alberi e siamo andati sulla Luna. Detta così è forse un po&#8217; brutale, ma il concetto è quello: oggi in molti la chiamano anche <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/cose-e-come-funziona-la-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">resilienza</a>, che però forse è una cosa un po&#8217; diversa, ma di fatto è quel <strong>mix di intuito e competenze</strong> che ci permette di essere <strong>flessibili</strong> &#8211; cioè accettare le trasformazioni e i cambiamenti &#8211; e <strong>versatili</strong> &#8211; cioè saper fare più cose, trasformando le difficoltà in opportunità. Basta fare una rapida ricerca e oggi la capacità di adattamento sembra essere una delle skill più ricercate in ogni ambito, dallo sport al mondo del lavoro. Eppure, se ci pensiamo un attimo, <strong>viviamo in un mondo che sempre meno, o quasi mai, ci richiede di adattarci</strong>. Camminiamo su strade lisce come biliardi. Viviamo giornate scandite da orari e programmazioni ferree o quasi. Siamo invasi da <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/running-le-10-app-per-allenarsi-essere-di-buon-umore-e-socializzare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">App che hanno eliminato ogni ambito di incertezza nelle nostre vite</a>: ci dicono la strada da fare, il tempo che impiegheremo ed eventualmente il percorso alternativo, ci dicono quando fare movimento e quando riposare, ci dicono esattamente quando pioverà e quando tornerà il sole. Prevedono ogni nostra azione e ci <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/arrampicata/marko-prezelj-piolets-or-incertezza-montagna/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">eliminano ogni margine di incertezza</a>.</p>
<h2>Come migliorare la tua capacità di adattamento</h2>
<p>Che c&#8217;entra tutto questo con lo sport e con l&#8217;outdoor? C&#8217;entra nella misura in cui <strong>lo sport e l&#8217;outdoor sono anche, se non soprattutto, avventura</strong>, anche quando si tratta di <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/lifestyle/15-micro-avventure-che-tutti-possono-fare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">micro-avventure</a>. E c&#8217;entra nella misura in cui di questo, di capacità di adattamento, abbiamo parlato con Diego Novella facendo <strong>una giornata a provare lo swimrun</strong>. Cos&#8217;è esattamente lo swimrun <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/sport-acquatici/abbiamo-provato-lo-swimrun-ecco-come-funziona-la-gara-di-corsa-e-nuoto-e-come-iniziare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">lo potete leggere qui</a> dove spieghiamo come funzionano le gare e l&#8217;attrezzatura che serve. Ora invece vogliamo parlare di swimrun, e altri modi per migliorare le capacità di adattamento, in un modo diverso.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fclaudiogervasoni%2Fposts%2F10157242471162008%3A0&amp;width=500" width="500" height="595" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h2>Dallo Swimrun al Crossfit: l&#8217;adattamento è tutto</h2>
<p>Corri con una muta da nuoto indosso e nuoti con un paio di scarpe da trail running ai piedi. Già detta così potrebbe bastare a far capire perché <strong>lo swimrun può migliorare la capacità di adattamento</strong>. Ma non solo: <strong>non ci si butta mai nella stessa acqua</strong> diceva più o meno Eraclito e anche se non cambi lago, ogni volta è diverso: una volta l&#8217;acqua è fredda l&#8217;altra è calda, c&#8217;è vento o molto sole, il fondo è torbido o cristallino, ci sono onde o l&#8217;acqua è piatta. Nuotare in piscina o in acque libere <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/nuoto/le-differenze-tra-nuotare-in-piscina-o-al-mare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">sono due cose completamente diverse</a> ed è il motivo per cui <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/nuoto/wild-swimming-guida-al-nuoto-in-acque-libere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">le prime volte in acque aperte si può andare un po&#8217; in panico</a> (a noi è successo e grazie a Diego abbiamo gestito con calma la situazione, cioè ci siamo adattati).</p>
<p>Poi puoi anche essere allenato alla corsa, ma <strong>uscire dall&#8217;acqua e cominciare a correre è un trauma</strong>. Lo abbiamo vissuto sulle nostre gambe: due pezzi di legno che proprio non andavano, pur avendo nuotato relativamente poco. Al netto dei piedi gelati (l&#8217;acqua era non freddissima ma abbastanza fredda) ci hanno spiegato che mentre nuoti di sangue alle gambe ne va poco, e tu di colpo chiedi loro di correre e macinare passi. Non ce la fanno, e ti devi adattare, sforzarti di farle girare pian piano sempre più finché non tornano a fare quello che ricordi sanno fare. Peraltro non corri nemmeno su strada perché lo swimrun, per come è nato, prevede di correre su sentieri di trailrunning. E sì, <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/10-consigli-per-cominciare-a-fare-trail-running/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">il trail è soprattutto capacità di adattarsi</a>, come spiega Chris McDougall nel suo <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/lifestyle/cultura/born-to-run-libro-christopher-mcdougall-mondadori-recensione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Born to Run</a> e come dimostrano gli ultratrailer che sono i campioni della resilienza.</p>
<p>In fondo <strong>questo della capacità di adattamento è un tema trasversale</strong> e molto sentito in molte discipline sportive e di fitness di oggi: Chris McDougall ci ha scritto anche un altro libro (Natural Born Heroes, <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/lifestyle/cultura/natural-born-heroes-il-nuovo-libro-di-chris-mcdougall/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">ne parliamo qui</a>), il Crossfit ne fa un suo caposaldo (<a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/fitness/8-consigli-per-chi-vuol-cominciare-a-fare-crossfit/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">anche se il tutto è riportato a una dimensione molto indoor</a>) ed è in fondo anche <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/4-motivi-per-correre-una-ocr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">uno dei motivi per correre le cosiddette OCR</a>, dalla <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/news/eventi/inferno-run-2019-si-riparte-con-snow-city-e-mud/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Inferno</a> alla <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/la-mia-prima-spartan-race/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Spartan</a>, dalla <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/fishermans-friend-strongmanrun-2018-percorso-e-ostacoli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Strongmanrun</a> alla <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/la-tough-mudder-arriva-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Tough Mudder</a>.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.mom/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Qual è lo sport outdoor più duro?</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/sport/qual-e-lo-sport-outdoor-piu-duro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 06:13:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[fatica]]></category>
		<category><![CDATA[mtb]]></category>
		<category><![CDATA[nuoto in acque aperte]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
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					<description><![CDATA[È il grande mantra dei discorsi davanti a una birra di ogni sportivo outdoor: qual[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Sport-outdoor-piu-duro.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Sport outdoor più duro" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Sport-outdoor-piu-duro.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Sport-outdoor-piu-duro-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/10/Sport-outdoor-piu-duro-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>È il grande mantra dei discorsi davanti a una birra di ogni sportivo outdoor: <strong>qual è lo sport più tosto di quelli che si possono praticare in ambiente naturale</strong>? E di solito, da questa domanda, nascono discussioni infinite puntellate di frasi come: non hai idea quanto è dura fare trail running / nuotare in acque libere / arrampicata / sci di fondo / etc. Ora, oggettivamente ci sono attività più toste e altre più soft: una ultra maratona non si paragona nemmeno a una 10 km, e così una traversata in acque libere non ha niente a che vedere con il tradizionale nuoto.</p>
<h2>Le attività outdoor più toste</h2>
<p>Ecco, è appunto su quelle oggettivamente più toste che si è concentrato <a href="http://www.outsideonline.com/2127176/definitive-ranking-worlds-toughest-outdoor-sports" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Dan Roe di Outside</a>, partendo da alcuni dati oggettivi e incontrovertibili: consumo calorico, tasso di infortunio e tasso di mortalità. Le attività considerate sono arrampicata, nuoto in acque aperte, MTB Downhill e ultra running.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/cose-e-come-funziona-la-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Come funziona la resilienza</a></strong></p>
<h2>Il consumo calorico degli sport outdoor più duri</h2>
<p>Detto che la stima del consumo calorico di un&#8217;attività sportiva è sempre imprecisa, si può assumere comunque per valida la seguente tabella.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="highcharts-iframe" style="border: 0; width: 100%; height: 500px;" src="//cloud.highcharts.com/embed/esytalu" width="300" height="150"></iframe></p>
<p>Il numero di calorie bruciate per ora di attività va dalle 632 del MTB Downhill alle 957 del nuoto in acque libere.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/salute/quanto-mangiare-in-base-al-proprio-metabolismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Quanto mangiare in base al proprio metabolismo</a></strong></p>
<h2>Il tasso di rischio degli sport outdoor</h2>
<p>Per tasso di rischio si considera il numero di infortuni ogni 1000 ore di attività.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="highcharts-iframe" style="border: 0; width: 100%; height: 500px;" src="//cloud.highcharts.com/embed/okopeqo" width="300" height="150"></iframe></p>
<p>Quasi non c&#8217;è gara, con MTB e sci nordico a contendersi il podio.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/la-dieta-anti-infortuni-in-cosa-consiste/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Cos&#8217;è la dieta anti-infortuni</a></strong></p>
<h2>Il tasso di mortalità di arrampicata, nuoto in acque libere, MTB downhill e ultra running</h2>
<p>Il tasso di mortalità per sport considera il numero di incidenti mortali ogni 1.000.000 per ciascuna attività considerata.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="highcharts-iframe" style="border: 0; width: 100%; height: 500px;" src="//cloud.highcharts.com/embed/olowoti" width="300" height="150"></iframe></p>
<p>Le statistiche dicono che lo sport a più rischio di incidenti mortali è l&#8217;arrampicata.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/perche-ci-affascinano-gli-sport-ad-alto-rischio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Perché ci affascinano gli sport ad alto rischio?</a></strong></p>
<h2>La classifica degli sport outdoor più duri</h2>
<p>Calcolate le calorie bruciate e i tassi di infortunio e incidenti mortali, ecco la classifica degli sport outdoor più duri.</p>
<h3>Sci nordico</h3>
<p>tra i più dispendiosi in termini metabolici, duro come l&#8217;ultra running, tosto come il nuoto in acque libere e con un alto tasso di infortuni, muscolari e articolari, lo sci di fondo è senza dubbio il più tosto degli sport outdoor.</p>
<p><strong>&gt; Per sapere tutto sullo sci nordico <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/tag/sci-di-fondo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">clicca qui</a></strong></p>
<h3>Arrampicata</h3>
<p>Richiede grande tecnica, disciplina e forza mentale e una preparazione fisica di livello superiore. In più è senza dubbio quello con il più alto tasso di incidenti.</p>
<p><strong>&gt; Per sapere tutto sull&#8217;arrampicata <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/tag/arrampicata/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">clicca qui</a></strong></p>
<h3>Nuoto in acque libere</h3>
<p>Ok, il livello di infortuni è basso, e i rischi sono spesso mitigati dalla presenza di barche d&#8217;appoggio, ma nuotare per ore e ore in mezzo alle onde è tosto, davvero molto tosto.</p>
<p><strong>&gt; Per sapere tutto sul nuoto in acque libere <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/tag/nuoto-in-acque-aperte/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">clicca qui</a></strong></p>
<h3>MTB Downhill</h3>
<p>Come per l&#8217;arrampicata, la tecnica non si improvvisa, e gli infortuni, anche gravi, sono compresi nel pacchetto del divertimento. Però è anche vero che la fatica fisica, cardiovascolare e muscolare, non è quella degli sport di endurance.</p>
<p><strong>&gt; Per sapere tutto sulla MTB <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/tag/mtb/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">clicca qui</a></strong></p>
<h3>Ultra running</h3>
<p>Non confondiamoci: correre una 100km o più è di una durezza assurda. Ma il mondo delle ultra comincia dove finisce la maratona, e di gente in grado di andare oltre i fatidici 42,125 km comunque in giro ce n&#8217;è e i tassi di infortunio e incidente (a parte i problemi muscolari) sono inferiori agli altri sport considerati.</p>
<p><strong>&gt; Per sapere tutto sull&#8217;ultra-running <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/tag/running-2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">clicca qui</a></strong></p>
<p><em>Photo credits: <a href="https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/originals/2b/4a/15/2b4a15903bbc77f6840faa8d95575306.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Pinterest</a></em></p>
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		<title>Oltre la maratona: la mia strada verso la 100km del Passatore</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/oltre-la-maratona-la-mia-strada-verso-la-100km-del-passatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Rago]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 11:01:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Running]]></category>
		<category><![CDATA[maratona]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[ultramaratona]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho 41 anni, una laurea in Economia, un lavoro da Responsabile di una funzione di[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/03/Marco-Rago-Oltre-Maratona-100-km-Passatore.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Marco Rago Oltre Maratona 100 km Passatore" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/03/Marco-Rago-Oltre-Maratona-100-km-Passatore.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/03/Marco-Rago-Oltre-Maratona-100-km-Passatore-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.mom/app/uploads/2016/03/Marco-Rago-Oltre-Maratona-100-km-Passatore-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Ho 41 anni, una laurea in Economia, un lavoro da Responsabile di una funzione di controllo in Banca ed una <strong>passione antica, profonda assoluta per lo sport</strong>, quello che ti fa gioire, soffrire, esultare, quello che con estrema democrazia ti restituisce (quasi) sempre tutto l’impegno, il sudore e i sacrifici che fai per raggiungere i tuoi obiettivi.</p>
<p>Prima la pallavolo giocata, poi da allenatore, e con il tempo che passa due ernie al disco operate ed una morfologia fisica che assomigliava più a quella dell&#8217;uomo da divano che a quella di un atleta. Un bel giorno il mio grande amico e collega Michele viene da me e mi dice: &#8220;<strong>Correremo la Maratona di New York</strong>&#8220;.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sulla-maratona-di-new-york/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Tutto quello che c&#8217;è da sapere sulla maratona di New York</a></h4>
<p>È il 2012. <strong>Per me la corsa è solo un modo per rimanere un minimo in forma</strong>, non mi ha mai dato grandi emozioni e francamente la proposta di Michele suonava più come &#8220;cose che fanno due bancari di mezza età&#8221;. Ma, in fin dei conti, a me le sfide piacciono molto e alla provocazione di Michele ho detto un &#8220;sì&#8221; convinto senza pensarci due volte.</p>
<p>È il Febbraio 2012: i primi libri sulla corsa, le prime tabelle scaricate, i primi allenamenti con il freddo e con il maltempo. La passione cresce, ancora, ancora ed ancora, sino alla prima gara ufficiale: la “Quattro passi in Franciacorta”, una Mezza Maratona dura, con un caldo infernale che mi restituisce (oltre che un mal di gambe durato molti giorni) una convinzione incrollabile: <strong>correre la Maratona è ciò che voglio fare</strong>!!</p>
<p>E finalmente, dopo 10 mesi di allenamenti, il grande giorno arriva: è il 9 Dicembre 2012 quando <strong>mi presento ai nastri di partenza della Maratona di Reggio Emilia con timore</strong>, emozione ed un pizzico di paura. E la Regina delle corse mi insegna a rispettarla già al primo valzer.</p>
<p>Fa freddissimo e non mi va di bere a tutti i ristori e lei, la Regina, mi punisce nel suo modo più classico, infrangendo le mie speranze di “tempo” al famigerato muro del 35° km. È il 33°, inizio ad arrancare, poi partono i crampi e sono costretto ad alternare corsa e camminata, mi sento frastornato, stanco, deluso, ma rifiuto di ritirarmi e <strong>decido che, in un modo o nell’altro, le mie gambe mi avrebbero portato al traguardo</strong>. E così è stato.</p>
<p>È quasi un’ora dopo quando, <strong>dopo 4 ore e 6’ mi presento allo striscione del 42° km</strong> (dove era appostata mia moglie Virginia) e capisco di avercela fatta. Ancora oggi stento a trattenere le lacrime tanto forte è stata l’emozione e, malgrado il tempo e tutti gli errori commessi il 09/12/2012 resta ben impresso come <strong>il ricordo sportivo più emozionante di tutta la mia vita</strong>.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/news/le-15-maratone-piu-strane-del-mondo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Le 15 maratone più strane del mondo</a></h4>
<p>Ed è sempre il 09/12/2012 quando, in preda a dolori lancinanti (non ho letteralmente camminato per un paio di giorni) inizio a pensare alla prossima Maratona, con la follia che solo il maratoneta conosce. Nel 2013 corro a Milano, alla Maratona dell’Acqua, a New York, nel 2014 a Brescia, a Stoccolma e di nuovo a Reggio Emilia, nel 2015 a Milano e a Berlino.</p>
<p>Già, <strong>Berlino, una gara preparata meticolosamente perché volevo infrangere quel record personale</strong> che, nel frattempo, si era abbassato a 3 ore e 22’. Mi sono allenato duramente, ho preparato tutto al meglio e ciononostante è arrivata una grande delusione: record “bucato” di soli 8 secondi.</p>
<p>È allora che mi rendo conto che, <strong>forse, a 41 anni, pensare solo al tempo finale, con l’età che avanza ed un corpo oggettivamente non &#8216;ideale&#8217; per la corsa non ha senso</strong>. Devo trovare il giusto mix tra il mio essere competitivo e le mie reali possibilità per continuare a nutrire quella passione che mi ha dato molto, moltissimo.</p>
<p><strong>Ho bisogno di una sfida nuova.</strong></p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/cose-e-come-funziona-la-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Cos&#8217;è e come funziona la resilienza</a></h4>
<p>Sfogliando le riviste del settore <strong>mi imbatto nel racconto della “100 km del Passatore”</strong>, una gara mitica, affascinante, durissima; una sfida impossibile da corrersi a cavallo tra il giorno e la notte tra la calura pomeridiana di Firenze ed il freddo pungente dei passi dei colli toscani. Una corsa impossibile per i più ma, forse, non per me&#8230;</p>
<p>Allora inizio ad informarmi, a scaricare le mappe del percorso, <strong>a vedere i video su You Tube di “Re Giorgio” Calcaterra</strong> (3 volte campione mondiale 100 km e vincitore nelle ultime 9 edizioni del “Passatore”) e, alla fine, decido di iscrivermi.</p>
<p>È quel giorno di Ottobre che <strong>inizia il mio viaggio “oltre” la Maratona</strong>, un viaggio fatto di tanti Km, di allenamenti duri da non “bucare” mai e poi mai, di tante paia di scarpe e di fatica, fatica, fatica. La tabella di allenamento prevede 4-5 uscite settimanali con un “lungo” domenicale che mi porta spesso oltre i 30 km e mi fa fare dislivelli cui onestamente un maratoneta difficilmente è abituato.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/running/come-reagisce-lorganismo-quando-corri-unultramaratona/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Come reagisce l&#8217;organismo quando corri un&#8217;ultra-maratona?</a></h4>
<p>Ed ora, finalmente, si inizia a toccare con mano il risultato di tutto questo lavoro. Il Passatore è ancora distante (27 Maggio) ma da fine Febbraio si inizia con i “lunghi”. <strong>Si iniziano a percorrere distanze che fino a pochissimo tempo fa non erano un allenamento, ma un obiettivo</strong>.</p>
<p>E con questo spirito che mi presento alla Maratona delle Terre Verdiane a fine febbraio. È la mia decima Maratona e, per la prima volta, l’obiettivo non è il tempo, ma solo e semplicemente <strong>correre 42 km ed essere poi in grado (già al Martedì) di allenarsi ancora</strong>. Il risultato è strepitoso: alla fine in 3 ore e 41 chiudo il mio allenamento “in pantofole” godendomi la rara soddisfazione di vedere gli altri soffrire agli ultimi km che, per me, sono solo una passerella che, dal momento che fa freddo e voglio arrivare, mi permetto di accorciare spingendo forte per 5-6 km senza nessun problema.</p>
<p>Mi rendo conto che <strong>(forse) posso essere un ultramaratoneta</strong>.</p>
<p>E la conferma arriva alla Brescia Marathon, nella mia città: <strong>il programma di allenamento prevede un 50 Km (8 + i 42 km della Maratona)</strong>. Sono teso, preoccupato, rispettoso di una distanza che non ho mai corso e, realmente non so se sono in grado di correre: <strong>per la prima volta devo andare “Oltre la Maratona”</strong>.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/rischi-salute-troppo-allenamento/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Quando l&#8217;allenamento è davvero troppo?</a></h4>
<p>Parto da casa (che sta proprio a 8 km dalla partenza) con il mio angelo custode Virginia (che mi sopporta, prima ancora che supporta) e percorro la distanza <strong>giusto in tempo per arrivare alla partenza, infilarmi la maglia di gara, e partire per questa nuova avventura</strong>.</p>
<p>La sensazione è buona, le gambe girano a meraviglia, e <strong>solo per un istante tra il 20 ed il 25 km sento la stanchezza sopraggiungere</strong>; ma è solo un momento. Dal 25° al 40° la mia corsa è sciolta, sicura e la mia mente è serena, felice, aspetta con gioia il momento in cui “sfonderò” il muro dei mitici 42 km e 195 mt.</p>
<p><strong>Supero i 42km quando per gli altri maratoneti in corsa è il momento più duro, il muro del 35° Km</strong>, l’ostacolo che in 11 Maratone ho imparato a gestire, schivare, sopportare. Ma io non ho testa altro che per “sentire” il mio corpo che lavora alla perfezione come mai mi è capitato: sono un ultramaratoneta</p>
<p>L’emozione è forte, <strong>le gambe non smettono di girare ed il cuore pompa a meraviglia</strong> quando inizio ad intravedere il centro di Brescia: ormai è fatta.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.mom/sport/fitness/sovrallenamento-prova-lo-yoga-parola-di-tite-togni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Sovrallenamento? Prova lo yoga</a></h4>
<p>Mi prendo addirittura il lusso di <strong>capire se posso, dopo 48 km, spingere ancora forte</strong> e gli ultimi due Km corsi a 4.45 al Km mi danno una soddisfazione indicibile mentre supero tantissimi concorrenti che sembrano distrutti mentre io ne ho ancora. Alla fine <strong>la mia fatica si è conclusa in 4 ore e 17 minuti</strong> con un tempo in maratona (3 ore e 38) che una volta mi sarebbe bastato per camminare una settimana ad un metro da terra.</p>
<p>La <strong>strada per la mia 100 km è ancora lunga, lunghissima</strong>, però oggi ho capito che il mio corpo può correre tranquillamente per 50 km (e forse molto di più) ed è come se avessi salito un nuovo gradino nella consapevolezza di ciò che le mie gambe, la mia testa, il mio corpo possono fare.</p>
<p>Ora il prossimo step sarà <strong>a Seregno, il 10 Aprile, dove proverò a spingermi a 60 Km</strong>.</p>
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