C’è un momento, arrivando a Guadix dalla strada che scende da Granada, in cui il paesaggio cambia registro senza preavviso. La Sierra Nevada si allontana alle spalle, la pianura diventa rossa e brulla, e all’orizzonte compaiono delle piccole protuberanze bianche che salgono dal terreno come funghi. Solo avvicinandosi si capisce che sono camini. E sotto c’è gente che vive lì, nelle viscere di quella terra color mattone.
Guadix, 90.000 abitanti, è una delle città più sorprendenti della penisola iberica — e probabilmente una delle meno visitate rispetto a quello che ha da offrire. Il motivo per cui vale un viaggio si capisce subito guardando le colline che la circondano: scavate dall’erosione per millenni, trasformate in abitazioni da una comunità che ha trovato nel tufo la soluzione più intelligente al clima estremo dell’Altipiano di Granada.
Guadix, una città sotto la polvere rossa
Le origini di Guadix si perdono nell’età iberica, quando il sito si chiamava Acci. Poi arrivarono i Romani, e con loro il nome di Julia Gemella Acci, una colonia fondata, secondo gli storici, per volere di Giulio Cesare nel 45 a.C. La città era abbastanza rilevante da coniare monete con l’effige di Augusto, Tiberio, Caligola e Claudio. Proprio per ordine di Tiberio fu costruito il teatro romano, scoperto quasi per caso durante degli scavi nel 2008 e ancora in fase di restauro.
Durante il lungo periodo di Al-Andalus la città si chiamò Wadi-Ash, nome arabizzato dall’antico Acci, poi spagnolizzato nella forma attuale dopo la Reconquista. Ogni strato di questa storia ha lasciato qualcosa di visibile: un minareto inglobato in una torre cristiana, una cattedrale che si è presa secoli per essere completata, mura che parlano più lingue.
Il quartiere delle grotte: le case nel tufo
Il Barrio de las Cuevas — il quartiere delle grotte — è la ragione principale per cui molti visitatori raggiungono questa città dell’entroterra andaluso. Le cifre da sole fanno effetto: circa duemila abitazioni scavate nel tufo, con una popolazione stimata tra le diecimila e le undicimila persone. È il più grande insediamento troglodita d’Europa — e probabilmente del mondo.
La logica è semplice quanto geniale. Il tufo è un materiale poroso, facile da scavare con strumenti rudimentali, e mantiene una temperatura costante di circa 18-20 gradi tutto l’anno. D’estate, quando la pianura di Granada brucia sotto i quaranta gradi, le case-grotta restano fresche senza aria condizionata. D’inverno non gelano mai. Non è una scelta folkloristica, è una scelta climatica che dura da secoli.

Le abitazioni moderne non hanno quasi nulla da invidiare a una casa convenzionale, con cucina, bagno, salotto e internet. L’unica differenza è che le pareti non finiscono mai — si perdono nell’ombra, in un punto imprecisato della collina. Dall’esterno si riconosce una grotta-abitazione dalla facciata bianca imbiancata a calce e dai camini bianchi che spuntano dalla cresta del tufo.
Alcune di queste case sono affittabili ai visitatori — dormirci è un’esperienza che vale da sola il viaggio. Per capire davvero questo mondo sotterraneo vale una visita al Museo Cuevas del Sacromonte, che a differenza dell’omonimo a Granada si trova qui, nel cuore del barrio, con ricostruzioni di ambienti d’epoca e pannelli che spiegano l’evoluzione dell’insediamento.
La cattedrale, l’Alcazaba e i monumenti più belli
Chi si ferma solo alle grotte si perde metà della città. Il centro storico medievale molto compatto invita a perdersi senza meta, tra vicoletti in pendenza, piazze irregolari e portali barocchi che si aprono su cortili in ombra.
La Cattedrale dell’Incarnazione — Catedral de la Encarnación — è la prima cosa che si incontra arrivando in Plaza de la Constitución. La sua costruzione iniziò nel XVI secolo su progetto di Diego de Siloé, lo stesso architetto della cattedrale di Granada, e andò avanti per quasi duecento anni.
Il risultato è un misto di gotico, rinascimentale e barocco che riflette le mode di tre secoli di cantiere. La facciata principale, aggiunta a metà Settecento, è un esempio sontuoso del churrigueresco — lo stile barocco spagnolo più ornamentale. L’interno conserva un coro ligneo e un organo storico di grande valore.
A pochi passi si trova l’Alcazaba, la fortezza moresca ricostruita sulle fondamenta di una struttura romana. Non è grande quanto quella di Almería o di Málaga, ma offre qualcosa di meglio: quasi nessun turista. Dai bastioni si vede la pianura rossa, i camini bianchi del barrio, e in fondo, a giorni tersi, le nevi della Sierra Nevada. Un panorama che non stanca.
La Torre del Ferro, poco distante, è un altro residuo dell’architettura difensiva medievale, oggi inglobato nel tessuto urbano con quell’aria distratta tipica dei monumenti che nessuno va apposta a vedere — e che per questo conservano ancora un’aura autentica.
Cosa fare nei dintorni: tra deserti e canyon
Guadix è un ottimo punto di partenza per esplorare un pezzo di Andalusia che i circuiti organizzati ignorano quasi completamente.
A una mezz’ora a sud si apre il Geoparco di Granada, un territorio di badlands — le terre cattive — eroso in forme impossibili, con canyon, pinnacoli e calanchi color ocra che sembrano il set di un western degli anni Sessanta. Il paesaggio intorno alla città cambia rapidamente con l’altitudine. Verso nord si entra nel Parco Naturale della Sierra de Baza, con boschi di pini e querce, sentieri poco frequentati e una quiete quasi assoluta.
Verso est, invece, si raggiunge la zona di Baza, altra città con un’Alcazaba e un museo archeologico che custodisce la Dama de Baza, una delle sculture iberiche più importanti della penisola.

Il circuito Guadix–Baza–Geoparco si percorre in un weekend lungo e restituisce un’immagine dell’Andalusia interiore molto distante dalle coste affollate e dai soliti percorsi da cartolina.
Info pratiche
Dove: Guadix, provincia di Granada, Andalusia (Spagna). A circa 60 km a est di Granada sull’autostrada A-92.
Come arrivare: In auto da Granada in circa un’ora. In autobus con linee regionali da Granada (circa 1h15). Non esiste una stazione ferroviaria attiva con connessioni frequenti, quindi l’auto resta il mezzo più comodo.
Quando: Primavera e autunno sono le stagioni migliori. D’estate la pianura supera spesso i 38-40 gradi; le grotte restano fresche, ma muoversi all’aperto è faticoso. D’inverno le notti sono fredde ma il cielo è spesso cristallino.
Orari: La cattedrale è visitabile la mattina e nel tardo pomeriggio (verificare gli orari stagionali in loco). L’Alcazaba ha orari variabili; conviene controllare prima della visita.
Biglietto: La cattedrale prevede un ingresso ridotto (circa 5 euro). L’Alcazaba ha ingresso gratuito o simbolico. Il museo delle grotte ha un biglietto intorno ai 3 euro.
Da abbinare: Baza (30 km) e il Geoparco di Granada per un weekend completo nell’entroterra andaluso.
Consiglio: Arriva nel tardo pomeriggio, quando la luce radente tinge di rosso le colline del barrio. Prenota almeno una notte in una casa-grotta: il silenzio sotterraneo è qualcosa che non dimentichi facilmente.
Foto Canva, Guadix.es
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