A un’ora da Roma c’è un borgo da fiaba che nasconde un castello principesco e un mistero sottoterra

Tra vicoli di pietra, giardini rinascimentali e antichi passaggi scavati nel tufo, Vignanello custodisce storie di nobili famiglie, curiosità architettoniche e tradizioni legate alla terra

Vignanello, Tuscia

Ma queste meraviglie nasconde la Tuscia viterbese? È difficilissimo rispondere a questa domanda, perché più la si esplora e più si scoprono bellezza (naturali e non). L’ultimo tesoro che abbiamo conosciuto è Vignanello, borgo posto uno sperone di tufo circondato da profonde vallate. Dal centro storico compatto, fatto di abitazioni addossate le une alle altre, vicoli stretti e palazzi che raccontano secoli di trasformazioni, è sormontato da un castello dall’aspetto severo, ma custode di uno dei giardini all’italiana più importanti e meglio conservati d’Europa.

Un’altra sorpresa è sotto le strade, dove si sviluppa una rete di cunicoli dalle origini antiche, mentre chiese, archi monumentali e testimonianze delle famiglie feudatarie restituiscono la storia di una comunità profondamente legata al territorio.

Il Castello Ruspoli e il suo straordinario giardino rinascimentale

Piazza della Repubblica rappresenta il punto di partenza ideale per scoprire Vignanello. Su questo spazio si affaccia il Castello Ruspoli, imponente costruzione quadrangolare con 4 bastioni angolari, merlature ghibelline e un fossato che ricorda la sua originaria funzione difensiva. Da rocca militare, nel corso del tempo si trasformò progressivamente in una raffinata dimora aristocratica, pur conservando il carattere austero delle sue strutture esterne.

Ancora oggi è residenza della famiglia Ruspoli, ma anche un pullulare di ambienti storici arredati, ritratti, mobili d’epoca, una cappella privata e testimonianze delle generazioni che lo hanno abitato. Ma non è di certo finita qui, perché sul lato orientale si apre uno straordinario giardino all’italiana del XVII secolo, voluto da Ottavia Orsini, moglie di Marc’Antonio Marescotti e figlia di Vicino Orsini, ideatore del celebre Sacro Bosco di Bomarzo.

Castello Ruspoli, Vignanello

Foto: By Daderot – Own work, CC0, via Wikimedia

Da queste parti le siepi formano 12 parterre rettangolari, separati da viali regolari e disposti attorno a una vasca centrale ornata da balaustre in peperino. Osservando attentamente la disposizione della vegetazione, emerge un particolare affascinante: le iniziali di Ottavia Orsini e dei figli Sforza e Galeazzo, una sorta di firma vegetale destinata a sopravvivere nei secoli.

La Chiesa Collegiata e il curioso dettaglio nascosto tra le decorazioni

Poco distante dalla fortezza, la Chiesa Collegiata di Santa Maria della Presentazione contribuisce a definire il profilo monumentale di Vignanello. La facciata presenta oggi ordini tuscanici e ionici sovrapposti, coronati da un timpano. All’interno, invece, possiede una navata unica che conduce verso un’abside semicircolare, a sua volta impreziosita da una scenografica Gloria di angeli in stucco dorato. Al centro si trova un dipinto raffigurante la Madonna con Bambino, tradizionalmente attribuito ad Annibale Carracci (la paternità, tuttavia, rimane ancora oggi incerta).

Merita attenzione anche l’organo ottocentesco realizzato da Angelo Morettini, racchiuso in una ricca cornice settecentesca. Fra le decorazioni della chiesa a far scattare un sorriso è il muso di un piccolo cane riprodotto in diversi elementi lignei, dalle mensole ai portaceri. Rappresenterebbe il cagnolino bolognese del principe Francesco Maria Ruspoli, particolarmente affezionato all’animale.

Nella cappella dedicata a Santa Giacinta Marescotti si conserva invece il monumento funebre del cardinale Galeazzo Marescotti, al cui interno fu custodito, secondo le sue disposizioni testamentarie, il suo cuore.

Centro storico di Vignanello, Tuscia

I Connutti, il sorprendente mondo sotterraneo di Vignanello

Nelle viscere del centro abitato si nasconde un patrimonio altrettanto interessante, che gli abitanti chiamano “connutti“. Sono dei veri e propri cunicoli scavati nel sottosuolo, una rete di passaggi la cui origine precisa resta in parte da chiarire. Il percorso di visita comincia nei sotterranei della Collegiata, presso la Cappella della Madonna dei Sette Dolori, dove si trovano sepolture appartenenti alla famiglia Ruspoli, ossari e testimonianze raccolte dall’associazione locale I Connutti.

Attraverso una botola si raggiunge poi una galleria che attraversa il centro storico. Qui fra gli elementi più interessanti ci sono i resti di una conduttura in terracotta realizzata agli inizi del ‘600 allo scopo di portare acqua al giardino del castello.

L’Arco del Molesino e l’equivoco sul celebre architetto Vignola

Proseguendo verso il quartiere del Molesino si incontra una delle costruzioni più particolari del paese, la Porta del Molesino, conosciuta anche con il nome di Arco del Vignola. Presenta un grande arco a tutto sesto in peperino, stemmi nobiliari e iscrizioni che ricordano i protagonisti della storia locale.

Il soprannome legato a Jacopo Barozzi da Vignola nasconde però un curioso equivoco: l’architetto morì nel 1573, oltre 100 anni prima della costruzione della porta. Per lungo tempo si ipotizzò che il monumento fosse stato realizzato sulla base di un suo progetto, ma le ricerche storiche hanno individuato il vero autore in Mattia de’ Rossi, allievo di Gian Lorenzo Bernini. Sopra l’arco si trova una loggia panoramica, accessibile in occasione di particolari eventi.

Vino, nocciole e tradizioni che raccontano l’identità del borgo

Il rapporto tra Vignanello e la sua campagna si riconosce anche nella (gustosa, tocca dirlo) gastronomia. Vigneti, oliveti e noccioleti caratterizzano il territorio circostante, alimentando una tradizione agricola che ha lasciato tracce profonde nelle abitudini locali. Tra i prodotti che vi consigliamo di provare assolutamente c’è il vino Vignanello DOC, protagonista insieme all’olio extravergine d’oliva delle ricette del posto.

Panorama di Vignanello, Tuscia

Particolarmente caratteristico è il pamparito, un pane tradizionale che accompagna salumi, formaggi e altre preparazioni della cucina vignanellese. Fra i dolci meritano una menzione i crucchi, preparati con nocciole e cacao, e i tozzetti. Alla cultura vinicola è dedicato anche il Museo DiVino dei Colli Cimini, in piazza Don Elio da Gualdo, ricco di installazioni multimediali, fotografie storiche, oggetti e testimonianze.

L’autunno rappresenta un periodo particolarmente interessante per conoscere queste tradizioni: durante la Festa dell’Olio e del Vino Novello, il centro storico ospita degustazioni, taverne, rievocazioni rinascimentali e rappresentazioni degli antichi mestieri. L’edizione 2026 è prevista nei fine settimana del 6, 7 e 8 novembre e del 13, 14 e 15 novembre.

Un’altra ricorrenza caratteristica è la Tombola Vivente Vignanellese del 26 dicembre, durante la quale 90 figuranti interpretano altrettanti numeri su un grande cartellone allestito in piazza della Repubblica.

Foto Canva

Leggi Anche

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

Potrebbe interessarti anche...