Vi siete mai chiesti perché ogni anno dobbiamo fare di nuovo il vaccino antinfluenzale, a differenza di quello contro il morbillo che basta una volta sola?
La risposta risiede proprio nei virus che causano l’influenza: organismi microscopici capaci di reinventarsi stagione dopo stagione, cambiando la propria struttura proteica quanto basta per sfuggire alle difese immunitarie che avevamo costruito l’anno prima. Un meccanismo evolutivo affascinante e fastidioso.
I virus che causano l’influenza: una storia di maschere e trasformazioni
I virus influenzali appartengono principalmente a due famiglie: il tipo A e il tipo B. Il tipo A è quello più insidioso, capace di infettare anche animali come uccelli e suini, ed è responsabile delle grandi pandemie storiche.
Il tipo B circola quasi esclusivamente negli esseri umani ed è generalmente meno aggressivo, ma non per questo trascurabile.

Ogni ceppo viene identificato con un codice che può sembrare criptico ma racconta molto. Prendiamo ad esempio A/Bolzano/7/2016 (H3N2), il virus isolato dal Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Asl di Bolzano durante una stagione particolarmente dura.
Il ceppo prende il nome dalla città in cui è stato identificato per la prima volta in Europa, e la sigla H3N2 indica le proteine di superficie, emoagglutinina e neuraminidasi, che il virus usa per agganciarsi alle cellule e riprodursi.
Sono proprio queste proteine a mutare ogni anno, in un processo chiamato antigenic drift: piccole variazioni che rendono parzialmente inefficaci le difese costruite contro i ceppi precedenti.
Ecco perché il vaccino viene aggiornato ogni stagione, formulato sulla base delle previsioni dell’OMS sui ceppi più probabili.
Come si trasmettono i virus che causano l’influenza: il percorso del contagio
L’influenza si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva che una persona infetta espelle parlando, tossendo o starnutendo.
Queste particelle possono essere inalate direttamente da chi si trova nelle vicinanze, oppure depositarsi su superfici e oggetti, dove il virus sopravvive per alcune ore.
Toccarsi il viso dopo aver toccato una superficie contaminata è uno dei modi più comuni di contrarre l’infezione.
Ogni anno l’influenza colpisce milioni di persone in tutto il mondo, ma le categorie più a rischio restano gli anziani, i bambini piccoli, le donne in gravidanza e chi soffre di patologie croniche.
Per queste persone il virus non è solo un fastidio stagionale, potendo aprire la porta a complicanze anche serie come polmoniti batteriche secondarie.
Il periodo di incubazione è breve — da uno a quattro giorni — e il contagio può avvenire già 24 ore prima che compaiano i sintomi.
Chi non sa ancora di essere malato continua a frequentare uffici, mezzi pubblici e palestre, motivo per cui il virus si diffonde così facilmente.
Quando l’influenza è virale si prende l’antibiotico?
Questa è una delle domande più frequenti, e la risposta è netta: no. Gli antibiotici agiscono esclusivamente sui batteri e non hanno nessun effetto sui virus che causano l’influenza.
Assumerli inutilmente non solo non aiuta, ma contribuisce al fenomeno dell’antibiotico-resistenza, uno dei problemi sanitari più gravi del nostro tempo.
Il trattamento dell’influenza virale è principalmente sintomatico: riposo, idratazione abbondante, antipiretici per abbassare la febbre e, nei casi più gravi o nelle categorie a rischio, antivirali specifici come l’oseltamivir.
Quest’ultimo va però assunto entro le prime 48 ore dall’esordio dei sintomi e sempre su prescrizione medica.
Gli antibiotici entrano in gioco solo se si sviluppa una sovrainfezione batterica — come una bronchite batterica o una polmonite — e solo su indicazione del medico, che valuterà i sintomi e l’andamento clinico.
(Scopri anche i rimedi della nonna contro raffreddore e influenza: cosa dice la scienza per sapere cosa funziona davvero e cosa è solo mito.)
Quanto durano i sintomi dell’influenza e quando è davvero finita
I sintomi dell’influenza esordiscono in modo brusco e improvviso. Compaiono febbre alta (spesso oltre i 38,5°C), dolori muscolari e articolari intensi, mal di testa, brividi e stanchezza marcata.
È questa rapidità d’insorgenza a distinguerla da un comune raffreddore, che tende invece a svilupparsi gradualmente.

Secondo A.Vogel, la febbre tende a scendere entro 48 ore, mentre i sintomi respiratori, mal di gola, tosse secca, congestione nasale, compaiono progressivamente nei giorni successivi e possono perdurare per una settimana.
La tosse, in particolare, è spesso l’ultima a sparire: il sistema immunitario, mentre combatte il virus, produce sostanze chimiche che irritano le vie respiratorie e possono tenerci svegli anche quando siamo già in fase di guarigione.
In soggetti con sistema immunitario indebolito o in presenza di complicanze, la durata può superare i dieci giorni. Una febbre che si ripresenta dopo essere scesa merita attenzione, perché potrebbe segnalare una sovrainfezione.
Quando si può uscire di casa?
La risposta breve è: no, almeno nei primi giorni. Durante la fase acuta (febbre, dolori intensi, spossatezza) uscire è sconsigliato per due motivi distinti.
Il primo riguarda voi: affaticarsi quando il corpo è impegnato a combattere un’infezione virale rallenta la guarigione e aumenta il rischio di complicanze. Il secondo riguarda gli altri, perché il virus è altamente contagioso e portarlo in giro significa esporre persone fragili a rischi seri.
Il ritorno alle attività normali è generalmente indicato quando la febbre è assente da almeno 24 ore senza l’aiuto di antipiretici.
Se la vostra routine include attività fisica, sappiate che fare sport per guarire da raffreddore e influenza può avere senso solo in fase di recupero, con intensità ridotta e solo in assenza di febbre.
Prendersi cura di sé durante l’influenza non è debolezza: è l’unica strategia che funziona davvero.
I virus che causano l’influenza hanno imparato a cambiare pelle ogni anno — noi possiamo imparare ad ascoltare meglio il nostro corpo, riconoscere i segnali e rispettare i tempi che la guarigione richiede. La salute, in fondo, si costruisce anche nelle pause.
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