In provincia di Messina, a cavallo tra i borghi di Montalbano Elicona, Tripi e (in parte) Roccella Valdemone, con Novara di Sicilia nelle immediate vicinanze, quindi in quella zona interna della Sicilia che le guide turistiche saltano quasi sempre, sorge il misterioso Altopiano dell’Argimusco. Siamo nel cuore del Territorio Abacenino, a ridosso della Riserva Naturale del Bosco di Malabotta, a quota vicina ai 1.200 metri, punto dove si apre un paesaggio che non assomiglia a nessun’altra cosa dell’isola.
Parliamo di blocchi di arenaria alti anche 5 metri, modellati in forme che ricordano figure umane, animali, volti e silhouette in posizione orante. Qui, però, la roccia non è stata lavorata da mani umane (o almeno, questa è la tesi ufficiale) ma dal vento, dall’acqua e dall’erosione di milioni di anni. Eppure qualcuno continua a chiedersi se certi allineamenti siano davvero casuali, tanto che uno dei suoi soprannomi è Stonehenge di Sicilia.
Pietra su pietra: cosa sono questi giganti di roccia
Le formazioni rocciose dell’Argimusco appartengono a un tipo di erosione chiamata tafoni, cavità e incisioni create dall’azione combinata di acqua salina e vento in rocce a grana fine. Il risultato, su questo altopiano isolato, è una sequenza di sculture naturali che la fantasia popolare ha battezzato nel tempo con vari nomi.
Sono soprannomi come la “Donna orante”, il “Guerriero”, l'”Aquila”, il “Drago”, etichette che raccontano molto della percezione che questo posto genera su chi lo visita. L’aspetto più discusso riguarda però gli allineamenti: alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che certe rocce fossero usate come marcatori astronomici, in grado di di segnare solstizi ed equinozi grazie alle ombre proiettate all’alba o al tramonto.
L’ipotesi non ha trovato conferma scientifica definitiva, ma ha alimentato un immaginario potente, tanto che l’Argimusco viene spesso paragonato a Stonehenge o alla misteriosa Marcahuasi peruviana, altopiano andino celebre per le sue rocce antropomorfe.
Il territorio che li ospita: Nebrodi, Peloritani e borghi perduti
L’altopiano occupa una zona di confine geografico tra i Monti Nebrodi e i Peloritani, due catene montuose che dividono il Messinese dalla Sicilia orientale. Il paesaggio circostante è aspro, verde d’estate e nebuloso d’inverno, con boschi di querce e castagni che scendono verso i fondovalle.
A pochi chilometri in linea d’aria si staglia la Rocca Salvatesta, conosciuta come il “Cervino di Sicilia”: una guglia rocciosa che domina il borgo di Novara di Sicilia con un profilo inconfondibile. L’abbinamento tra l’Argimusco e Novara di Sicilia, borgo di impianto medievale, con vicoli stretti e una cattedrale normanna, trasforma l’escursione in qualcosa di più completo, un racconto vero e proprio dell’entroterra messinese.
Montalbano Elicona, l’altro borgo gravitante sull’altopiano, conserva un castello svevo-aragonese in ottimo stato, riconosciuto tra i Borghi più Belli d’Italia. Salire all’Argimusco dopo una sosta nel castello significa attraversare secoli di stratificazioni, naturali, storiche e mitologiche, in pochi chilometri di tornanti.
Il confronto con i grandi siti megalitici europei
Il paragone con Stonehenge nasce spontaneo, ma regge solo in parte: a differenza del sito inglese, l’Argimusco non ha mai restituito prove certe di intervento umano sulle rocce. Quel che accomuna i due luoghi è l’effetto che producono: la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di più antico della storia scritta, leggibile solo con una logica diversa da quella ordinaria.
Sul versante puramente naturalistico, il sito offre un panorama a 360° che nelle giornate limpide arriva fino all’Etna a sud-est e alle Eolie a nord. Alle sei di mattina, con la nebbia bassa che si forma nei fondovalle, l’altopiano sembra sospeso su un mare di nuvole: è il tipo di visione che non si descrive con gli aggettivi.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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