Impronte di dinosauri e il giro più bello delle Dolomiti: questo monte poco noto del Veneto è davvero magico

Il Monte Pelmo, 3.168 metri, fu la prima cima delle Dolomiti ad essere scalata: l\'irlandese John Ball raggiunse la vetta il 19 settembre 1857 attraverso quella che fu poi chiamata Cengia di Ball.
Eppure è rimasto ai margini del turismo dolomitico — meno noto delle Tre Cime, meno frequentato di Cortina, meno fotografato del Lago di Braies.
Il suo giro ad anello, le impronte di dinosauri ai piedi del Pelmetto e l\'altopiano di Mondeval con i resti di un cacciatore preistorico ne fanno uno dei massicci più ricchi e meno sfruttati delle Dolomiti.

monte-Pelmo-veneto-Lago delle Baste con Monte Pelmo

Ci sono montagne che diventano famose per un dettaglio fotografico — un colore, un riflesso, una forma riproducibile su ogni schermo.
E ci sono montagne che diventano famose per quello che sono davvero.
Il Monte Pelmo è stato il primo ad essere scalato tra le grandi cime delle Dolomiti. Ball scelse il Pelmo perché gli sembrava il più bello di tutti.monte-pelmo-da-cortina-dAmpezzo
Oggi è ancora lì — il suo nome in dialetto zoldano, “Pelf”, significa “peloso” ovvero boscoso — con la sua forma che dall’est e dal sud ricorda un trono, con le pareti nord verticali e selvagge, con i pascoli ai piedi e le foreste che lo circondano su tre lati.
Non è sulle cartoline più vendute delle Dolomiti.
Ed è questa la sua fortuna.

La prima vetta dolomitica: la storia di John Ball e la Cengia di Ball

John Ball nacque a Dublino nel 1818. Sposò l’italiana Elisa Parolini, figlia del naturalista vicentino Alberto Parolini, morta a soli 37 anni d’età. Ball fu politico affermato, ma ad un certo punto della sua vita abbandonò tale attività e si dedicò completamente ai suoi viaggi e agli studi naturalistici.
Raggiungendo la vetta aveva rovinato i piani di altri due alpinisti, due francesi, che erano capitati nella val zoldana nella primavera del 1857. Avevano programmato la scalata per l’agosto del 1858. Troppo tardi: il 19 settembre del 1857 c’era salito John Ball.monte-pelmo-veneto-estate

Il passaggio chiave fu la Cengia di Ball: una stretta fessura orizzontale nella parete, percorribile strisciando con il ventre a terra nel punto più stretto — la parete a picco presenta solo una stretta fessura orizzontale; i due recuperano la facile cengia perduta, strisciando nell’incavo con il ventre a terra: da cui il nome del varco, “Passo del Gatto”.
La guida locale che lo accompagnava si fermò prima della cima. C’è chi dice lo facesse per ragioni di sicurezza — temeva invece di violare una montagna così maestosa?

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Cosa si trova sul Pelmo: impronte di dinosauri e geologia dolomitica

Il Pelmo non è solo una montagna da salire o da girare. È un archivio geologico straordinario.
Ai piedi del Pelmetto, a quota 2050 m, non lontano dal rifugio Staulanza, è stato rinvenuto dal ricercatore Vittorino Cazzetta di Pescul un masso con impronte di dinosauri. Un calco del masso con le tracce è visibile nel museo civico di Selva di Cadore intitolato a Cazzetta.monte-pelmo-dolomiti

Quelle fossette su quell’enorme masso erano le tracce di almeno tre dinosauri che si trovavano a camminare sul fango del bagnasciuga duecentoventi milioni di anni fa.
Sulla cresta dello spallone nord-est, anche qui sono state trovate impronte di dinosauro, più giovani di quelle di prima: queste sono state impresse circa 200 milioni di anni fa — sono diventate famose in quanto sul podio fra i siti di impronte più alti in quota.

Nello stesso museo è anche possibile vedere lo scheletro di un cacciatore del mesolitico, scoperto dallo stesso Cazzetta sull’alpe di Mondeval, fra il Pelmo e i Lastoi de Formin.
Vittorino Cazzetta — il ricercatore locale a cui si devono entrambe le scoperte — scomparve misteriosamente in montagna e fu ritrovato dopo un anno di ricerche. Il museo che porta il suo nome a Selva di Cadore è una tappa imprescindibile per chi visita l’area.

Il Giro del Pelmo: l’anello che cambia prospettiva

Il percorso più rappresentativo attorno al Pelmo è l’anello completo che aggira interamente il massiccio — considerato come uno dei monti più caratteristici dell’intero complesso Dolomitico, quasi un classico.
Punto di partenza: Passo Staulanza (1.760 m), raggiungibile in auto da Longarone risalendo la Val di Zoldo, oppure da Belluno via Agordo.monte-pelmo-veneto-passeggiate

Senso consigliato: in senso orario, partendo sul sentiero CAI 472 verso i Campi di Rutorto e il Rifugio Venezia.
Il percorso alterna lunghi pascoli, ghiaioni, tratti boscosi e pareti rocciose:

  • Dal Passo Staulanza si attraversano i pascoli de Le Mandre e i Campi di Rutorto sul versante orientale, dove il Pelmo appare in tutta la sua imponenza verticale
  • Si raggiunge il Rifugio Venezia (2.050 m) — punto di sosta con vista su Cadore, Ampezzo e le cime di Antelao e Sorapiss
  • Il tratto più impegnativo è la salita alla Forcella Val d’Arcia (2.478 m), con passaggi attrezzati e brevi tratti esposti — difficoltà EE — dislivello complessivo in salita 700 m — tempi di percorrenza ore 6 soste escluse
  • Si scende poi verso il versante nord lungo il Sentiero Flaibani e si torna al Passo Staulanza attraverso Forcella Staulanza

Lungo il tragitto, a metà percorso in corrispondenza del canalone tra Pelmetto e Pelmo, una deviazione porta al masso con le orme dei dinosauri — 20 minuti dal sentiero principale, su ghiaione instabile.

Mondeval e il Laghetto delle Baste

Dal rifugio Venezia è facilmente raggiungibile l’altopiano di Mondeval, luogo dalla grande valenza scientifica, storica e paesaggistica, e percorrendo una traversata molto suggestiva di circa 6 ore, è raggiungibile l’area del Passo Giau.
Risalendo a nord-ovest verso Malga Mondeval di Sopra, si arriva al bellissimo lago delle Baste, dove potrete immortalare una delle scene più iconiche delle Dolomiti: il riflesso del Pelmo nello specchio d’acqua del lago.
Il sito di Mondeval — dove fu trovato lo scheletro del cacciatore mesolitico denominato “Valmo” — è raggiungibile anche dal Passo Giau seguendo il sentiero 436 verso forcella Giau, poi il 466 verso la grande pietra del ritrovamento.

Per alpinisti: la Via Normale dalla Cengia di Ball

La salita in vetta al Pelmo per la via normale è una classica dolomitica impegnativa, non adatta a escursionisti.
Cima lunga ed impegnativa da salire, che richiede allenamento, passo sicuro ed assenza di vertigini, assolutamente da non sottovalutare sia per la lunghezza che per l’esposizione dei passaggi in roccia.
Si parte dal Rifugio Venezia, si traversa la Cengia di Ball in diagonale sulla parete sud, poi si sale per rampe detritiche e una cresta fino alla cima a 3.168 metri.pelmo-veneto
Lungo la cengia sono presenti una decina di chiodi in alcuni punti esposti, ma non in tutti i punti non facili. Utili anche un paio di cordini lunghi per le numerose clessidre.
Difficoltà: PD/II UIAA.
Si consiglia di pernottare al Rifugio Venezia e partire il mattino presto.

I Rifugi dell’area

Rifugio Passo Staulanza (1.766 m) — direttamente sul passo, raggiungibile in auto. Punto di partenza per il Giro del Pelmo e base per gli escursionisti. Aperto in stagione estiva.
Rifugio Venezia – Alba Maria De Luca (2.050 m) — sul versante orientale del Pelmo, raggiungibile da Passo Staulanza in circa 2,5 ore, da Zoppè di Cadore in circa 2 ore, da Palafavera in circa 1,5 ore. Base per il Giro del Pelmo e per la via normale.
Rifugio Città di Fiume — sul versante nord, accessibile dal Passo Staulanza seguendo il sentiero 480 verso Forcella Val d’Arcia e scendendo.

Le escursioni nei dintorni

Lago di Coldai e Rifugio Coldai — partenza da Palafavera, circa 4-5 ore andata e ritorno. Il percorso offre la celebre vista sul Pelmo dal versante del Civetta. Uno dei punti panoramici più fotografati delle Dolomiti di Zoldo.
Alta Via n.1 — il percorso di lunga percorrenza più classico delle Dolomiti occidentali transita dal Passo Staulanza: chi percorre l’Alta Via 1 ha il Pelmo come compagno di strada per un lungo tratto.monte-pelmo-veneto
Val Fiorentina — la valle che separa il Pelmo dalla Croda da Lago, percorribile a piedi o in bici con panorami sul massiccio dal lato opposto rispetto alla Val di Zoldo.
Per un quadro più ampio delle Dolomiti bellunesi meno frequentate — incluso il Parco Nazionale, le valli laterali e i borghi come Fornesighe — la guida alle Dolomiti bellunesi alternative racconta il territorio con un’attenzione particolare alle valli dove il turismo di massa non è ancora arrivato.

Come arrivare

Da Venezia e Treviso: autostrada A27 fino a Longarone, poi SP251 risalendo la Val di Zoldo fino a Zoldo Alto e Passo Staulanza — circa 2h30 da Venezia.
Da Belluno: SS50 verso Agordo, poi SP641 verso Selva di Cadore e Passo Staulanza — circa 1h30.
Da Cortina d’Ampezzo: via Passo Giau (strada panoramica, in parte sterrata) o via Selva di Cadore — circa 50 minuti.
Da Milano: autostrada A4 fino a Venezia, poi A27 fino a Longarone — circa 4 ore totali.
Parcheggio: ampio parcheggio al Rifugio Passo Staulanza (a pagamento in stagione).

Info pratiche

Dove: Massiccio del Monte Pelmo, Val di Zoldo, provincia di Belluno, Dolomiti venete (Patrimonio UNESCO)
Quota cima: 3.168 m — quota Pelmetto: 2.990 m
Punto di partenza principale: Passo Staulanza (1.760 m) da Zoldo Alto
Giro del Pelmo ad anello: ca. 18-20 km, ca. 1.200 m D+, difficoltà EE, 7-8 ore — scarponi obbligatori
Rifugio Venezia: 2.050 m — prenotazione consigliata nei weekend estivi
Impronte di dinosauri: deviazione 20 min dal sentiero 472, ghiaione instabile — calco nel Museo Cazzetta a Selva di Cadore
Via normale alla vetta: difficoltà PD/II UIAA — per alpinisti con esperienza
Periodo consigliato: luglio-settembre; meglio infrasettimanale per l’anello; evitare agosto nei weekend (più frequentato)
Museo Civico Vittorino Cazzetta: Selva di Cadore — impronte di dinosauri e Uomo di Mondeval

Foto Martino De Mori, Davide Busetto, Bandion.it

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