Nascosto in un cortile c’è il piccolo tempio che ha ridefinito la storia e l’architettura del nostro Paese

Nel core di di un cortile segreto sorge un edificio così geometricamente risolto che Palladio lo trattò come un antico tempio romano

Tempietto di San Pietro in Montorio, facciata circolare con colonne doriche in granito

Sul Gianicolo, la collina che guarda Roma dall’alto senza appartenerle del tutto, c’è un portone che quasi nessun turista spinge (o quantomeno lo fanno in pochi rispetto ad altri angoli della città). Oltre la soglia si apre il cortile dell’Accademia di Spagna, al cui centro si trova il Tempietto di San Pietro in Montorio, uno degli edifici più studiati, copiati e ammirati dell’intera storia dell’architettura occidentale.

Fisicamente minuscolo, con un diametro della cella di appena 4,5 metri e un colonnato esterno (peristasi) di poco superiore, ha cambiato il modo in cui l’Europa intera ha pensato allo spazio costruito per i successivi cinque secoli. Donato Bramante lo progettò a partire dal 1502, su commissione dei reali di Spagna, per celebrare il luogo in cui la tradizione cristiana collocava la crocifissione di San Pietro.

Non la basilica vaticana, ma proprio questo colle, allora detto Montorio, dove una piccola chiesa francescana custodiva la memoria dell’apostolo. La costruzione si concluse intorno al 1510, e già pochi decenni dopo trattatisti come Sebastiano Serlio e Andrea Palladio lo inserirono nei loro scritti come modello architettonico ideale, equiparandolo (senza riserve)  agli edifici dell’antichità classica.

Un cortile segreto sul Gianicolo

Il Gianicolo si trova al di là del Tevere rispetto al centro storico antico, e nel primo ‘500 quella distanza bastava a renderlo una sorta di avamposto culturale, frequentato da umanisti, artisti e diplomatici piuttosto che dalla folla dei pellegrini. La chiesa di San Pietro in Montorio era già un posto di devozione di un certo prestigio, legata ai frati francescani e alla corona spagnola, ma Bramante trasformò il suo cortile laterale in qualcosa di radicalmente diverso.

Tempietto di San Pietro in Montorio, Roma

Il progetto si inscriveva in un dibattito architettonico serrato su come costruire un martyrium, cioè un monumento destinato a segnalare un luogo sacro legato al martirio di un santo. La tradizione paleocristiana imponeva la pianta circolare e Bramante prese quella regola come punto di partenza per un ragionamento proporzionale di straordinaria precisione.

Sedici colonne e un’idea di perfezione

Il tempietto è un thòlos, una struttura a pianta circolare derivata dall’architettura greca, con una cella centrale e un colonnato perimetrale di 16 colonne in granito grigio di ordine dorico. L’edificio sorge su un basamento a gradini che lo eleva fisicamente e visivamente dallo spazio circostante.

La parete esterna della cella è scandita da nicchie profonde (decorate a conchiglia) e da aperture (finestre e porte), mentre all’interno quattro grandi nicchie accolgono gli ingressi e l’altare con la statua di San Pietro. Bramante concepì il tempietto come una ricostruzione ideale del Tempio di Vesta dell’antichità romana, pur senza copiarlo in modo filologico. L’obiettivo era dimostrare che l’architettura moderna poteva eguagliare e reinventare quella antica, padroneggiando le stesse regole proporzionali.

Tempietto del Bramante, Roma

Serlio e Palladio colsero perfettamente questo obiettivo, ed è per tale motivo che il piccolo edificio sul Gianicolo finì nelle pagine dei trattati accanto al Pantheon e al Colosseo. La cupola emisferica che completa la composizione rafforza il senso di equilibrio totale: nulla sporge, nulla manca, ogni elemento risponde a un sistema di misure che si autocalibra. Guardarlo da vicino, e poi allontanarsi di qualche passo, produce una sensazione rara, quella di un’architettura che sembra inevitabile.

Il marmo, la cripta e la leggenda di Pietro

Sotto il pavimento della cella, una piccola cripta segnala il punto esatto (almeno secondo la tradizione) della croce di Pietro. L’accesso avviene da una botola nel pavimento centrale, e la discesa nella cripta restituisce la scala umana dell’edificio: pochi metri quadrati, pietra antica e un silenzio che contrasta con la Roma rumorosa appena fuori dal portone.

La chiesa di San Pietro in Montorio che sovrasta il complesso conserva opere di Sebastiano del Piombo e, in origine, custodiva la Trasfigurazione di Raffaello che oggi è protetta dai Musei Vaticani.

San Pietro in Montorio, Roma

Uscire dal cortile dell’Accademia e ritrovare il panorama del Gianicolo, con Roma stesa sotto e il cupolone di San Pietro a portata d’occhio, rimette tutto in scala: il tempietto è minuscolo e ha cambiato tutto.

Foto di Copertina: Pexels; Canva

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