Le isole Scilly si pronunciano “silly”, come sciocco. Ma non c’è niente di sciocco in chi ci va: chi le scopre, di solito, ci ritorna. Jude Law ci torna, Kate Winslet ci torna, Jamie Oliver ci torna.
Non è un caso. Le isole Scilly sono un centinaio, sparse nell’Atlantico a 45 chilometri dalla punta estrema della Cornovaglia, e sono tra le mete più inaspettate del Regno Unito.
Sabbia bianca, acque color smeraldo, muretti a secco, strade che si contano sulle dita di una mano. Cinque isole abitate, duemila abitanti in tutto, nessuna automobile oltre St. Mary’s.
Chiamarle “l’ultima Inghilterra” è riduttivo.
Sono qualcosa di più strano e preciso: un arcipelago che non assomiglia a niente altro nel Nord Europa, sospeso tra la tradizione britannica dei giardini curati e la luce quasi mediterranea di certi pomeriggi di settembre.
Un puntino sull’Atlantico: dove finisce l’Inghilterra e comincia qualcos’altro
Le Scilly sorgono a sud-ovest della Gran Bretagna, oltre Land’s End, il punto più occidentale della terraferma inglese.
Sono classificate come “Area of Outstanding Natural Beauty” dal 1975 — un riconoscimento che ha di fatto blindato l’arcipelago contro qualsiasi sviluppo invasivo. Da allora, racconta chi le visita, non è cambiato quasi nulla.
Le cinque isole abitate sono St. Mary’s, la più grande e la più connessa, Tresco, St. Martin’s, Bryher e St. Agnes.
Si raggiungono l’una dall’altra in mezz’ora di traghetto, ognuna con un carattere diverso, ognuna abbastanza piccola da attraversarla a piedi in meno di un’ora. La vita scorre in bici, a piedi o su golf cart elettrici — le poche auto sono parcheggiate a St. Mary’s e lì restano.
Dal punto di vista geologico, le Scilly sono i resti affioranti di un antico altopiano granitico, la stessa roccia che forma le colline del Devon e della Cornovaglia.
Le leggende celtiche le identificano con Lyonesse, il regno sommerso dei cicli arturiani — terra di re e cavalieri inghiottita dall’Atlantico. La storia vera è più sobria ma non meno affascinante: insediamenti dell’Età del Bronzo, fari storici, e una tradizione marinara che ha lasciato tracce ovunque.
Campagna, giardini subtropicali e mare azzurro: il paesaggio che sorprende chi arriva
Chi arriva aspettandosi la solita costa inglese grigia e ventosa resta disorientato nel buon senso. Le Scilly sono il lembo di terra più assolato e caldo del Regno Unito: la corrente del Golfo le scalda abbastanza da rendere possibili piante subtropicali all’aperto.
A Tresco, il giardino dell’abbazia — il Tresco Abbey Garden — ospita felci giganti, aloe, palme e fiori che si vedono di norma solo alle Canarie o in Portogallo.
Il mare, però, è quello che colpisce davvero. Le tonalità cambiano con la luce, passando dal turchese su fondale sabbioso al verde scuro vicino alle rocce di granito.
La temperatura si ferma attorno ai 16 gradi anche d’estate, quindi le nuotate sono vivificanti nel senso letterale del termine. Le spiagge più belle — Rushy Bay a Bryher, Great Bay a St. Martin’s — hanno sabbia bianca e fine, quasi assurda per questa latitudine.
La campagna è quella inglese vera: muretti in granito, prati, piccoli cimiteri di marinai, fari solitari. In primavera, tra marzo e maggio, l’arcipelago esplode di fiori — narcisi e anemoni soprattutto.
Non è un dettaglio ornamentale: le Scilly sono storicamente uno dei principali fornitori di fiori recisi per il mercato britannico.
Cosa fare sull’arcipelago: isole da esplorare una ad una
St. Mary’s è il punto d’ingresso con l’unico aeroporto, il porto principale, i negozi e i ristoranti. Da qui partono i traghetti per le altre isole.
Vale la pena camminare lungo il sentiero costiero che la circumnaviga in circa tre ore, passando per fari, insenature e antiche fortezze.
Tresco è l’isola più curata e quella più visitata dopo St. Mary’s.
Oltre al giardino subtropicale, ospita il Valhalla Museum: una collezione di polene recuperate dai naufragi avvenuti intorno all’arcipelago, figure di legno dipinte, teste di sirene, santi e allegorie che raccontano secoli di traffico marittimo.
Bryher è la più selvaggia: piccola, rocciosa, con Hell Bay sul lato occidentale che in tempesta diventa uno spettacolo di onde e granito nero. St. Agnes è la più remota, con il faro più antico dell’arcipelago — attivo dal 1680 — e una quiete che anche i più instancabili trovano difficile da descrivere senza scivolare nel cliché.

Per chi ama il birdwatching, le Scilly sono un punto di passo cruciale per molte specie migratorie transatlantiche.
In autunno, ornitologi da tutta Europa scendono sull’arcipelago per avvistare specie rarissime portate dal vento dall’America.
Settembre alle Scilly: il mese perfetto
L’alta stagione è giugno-agosto, con prezzi più alti e traghetti più affollati. Settembre è il mese che chi conosce le Scilly consiglia sottovoce.
Il clima resta mite — temperature attorno ai 17-19 gradi, molto più stabili di quanto la latitudine faccia immaginare — la luce si fa più bassa e dorata, e i turisti diminuiscono sensibilmente.
I sentieri costieri sono percorribili senza calca, i ristoranti hanno ancora cucina completa ma si prenota senza stress, i traghetti tra le isole girano regolarmente fino a metà ottobre.
È anche il momento ideale per il birdwatching autunnale, con le prime migrazioni transatlantiche. Chi cerca un posto dove il tempo smette di correre e lo spazio torna ad avere senso troverà in settembre una risposta concreta.
Il costo della vita sull’arcipelago è accessibile: si mangia con una ventina di euro, si dorme nei bed & breakfast locali a prezzi ragionevoli per il mercato britannico. Il lusso qui non è l’hotel a cinque stelle — è lo spazio, la luce, il silenzio.
Info pratiche
Dove: Arcipelago nel sud-ovest dell’Inghilterra, a 45 km dalla Cornovaglia, nell’Oceano Atlantico. Cinque isole abitate: St. Mary’s, Tresco, Bryher, St. Martin’s, St. Agnes.
Come arrivare: In aereo da Londra (Heathrow o Gatwick) fino a Newquay o Exeter, poi volo regionale per St. Mary’s con Skybus. In alternativa, traghetto stagionale da Penzance (circa 2h45 di navigazione). Dall’Italia voli diretti per Londra da Milano, Roma, Venezia e altre città.
Quando: Da aprile a ottobre. Settembre è il mese migliore per chi vuole clima stabile, meno turisti e prezzi contenuti. In primavera (aprile-maggio) l’arcipelago è in fiore.
Orari: I traghetti inter-isola operano tutto l’anno, con frequenze ridotte fuori stagione. In estate corse ogni ora tra le isole principali.
Biglietto: Il traghetto da Penzance costa intorno alle 40-50 sterline a tratta. I voli regionali variano, conviene prenotare con anticipo. L’ingresso al Tresco Abbey Garden è a pagamento (circa 20 sterline).
Da abbinare: La Cornovaglia (Land’s End, St. Ives, la costa sud) si abbina perfettamente come tappa prima o dopo. Con qualche giorno in più, il Devon e il Dartmoor National Park completano un itinerario nel sud-ovest inglese.
Consiglio: Prenota l’alloggio su St. Mary’s per la prima notte, poi considera di dormire su un’isola secondaria (Bryher o St. Agnes) almeno una notte: è lì che si capisce davvero cosa significa il silenzio.
Foto Canva
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