Piadina, vino e un terrazzo sulla Romagna: a Bertinoro si mangia (e si capisce) tutto

Bertinoro è un borgo collinare del Forlivese con una vista che toglie il fiato e un\'identità culinaria fortissima: qui la piadina romagnola è culto, il Sangiovese è di casa e ogni vicolo sa di storia. Un posto dove fermarsi davvero.

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C’è un borgo in provincia di Forlì-Cesena che si presenta con una certa sicurezza: si alza su un colle tra le valli del Montone e del Savio, guarda l’Adriatico nelle giornate limpide e, da secoli, accoglie i viandanti con un tavolo apparecchiato.
A Bertinoro, piadina romagnola e un bicchiere di Sangiovese sono già di per sé una presentazione — tutto il resto è sostanza in più.campana-bertinoro
Eppure vale la pena andarci piano, perché Bertinoro è molto più di un simbolo gastronomico.
È un luogo dove la storia medievale, il paesaggio collinare e la cultura enogastronomica si sovrappongono in modo raro, quasi inaspettato per chi si aspettava solo una sosta golosa.

Sul colle che guarda tutta la Romagna

Bertinoro sorge a circa 250 metri di quota nel Forlivese, a una ventina di chilometri da Forlì e a meno di trenta dal mare. Il centro storico è raccolto attorno a una rocca e a una piazza da cui, nelle giornate terse con l’aria ferma, si vede fino alla costa.
Non è retorica: è la topografia di un posto costruito per dominare il territorio, prima militarmente e poi — forse meglio — attraverso la tavola.Bertinoro_Rocca_Ivan-Barrea-scaled-1-1024x682 (1)
Il borgo è attraversato da vicoli in pietra, palazzi signorili e chiese che raccontano secoli di storia e la stratificazione del luogo, dall’epoca medievale alle ville nobiliari del Settecento fino agli agriturismi contemporanei che fanno da pendant alla tradizione.
La Colonna delle Anella, monumento simbolo della città, merita una sosta: secondo la leggenda, i viandanti vi legavano il proprio cavallo e venivano invitati a cena dall’abitante cui corrispondeva l’anello estratto a sorte. Un gesto di ospitalità che, nei secoli, è diventato quasi un’identità.

La piadina a Bertinoro: un rito, non uno spuntino

La piadina romagnola — o piada, come la chiamano da queste parti — non è un cibo di ripiego. È una preparazione precisa, con una storia lunga e un disciplinare che distingue la versione riminese (più sottile e croccante) da quella del Forlivese-Cesenate (più spessa, morbida, quasi gonfia al centro).
A Bertinoro si mangia la seconda, quella che si piega senza spezzarsi e abbraccia squacquerone, rucola selvatica o prosciutto crudo con una certa generosità.

Piadina romagnola appena cotta su testo di terracotta con squacquerone e rucola

In borgo, la Boutique della Piadina è uno dei riferimenti per chi vuole portarsi a casa — o consumare sul posto — un prodotto artigianale.
Si trova nel cuore del centro storico ed è segnalata anche tra gli esercenti consigliati da Visit Bertinoro.
Non è l’unico posto: l’offerta locale spazia dagli agriturismi sulle colline circostanti alle piccole piadinerie nel borgo, dove la cottura avviene ancora sul testo di terracotta. È questo strumento tradizionale a regalare alla superficie quella leggera bruciatura irregolare che nessuna piastra industriale riesce a imitare.

Gli artigiani: chi fa davvero la piada

La domanda sulle “migliori marche di piadine” è comprensibile, ma a Bertinoro diventa quasi fuori luogo.
Qui la logica della marca industriale cede il passo al produttore locale, al fornaio del paese, alla nonna che impasta ancora a mano con strutto, sale e acqua.
La piada autentica del Forlivese-Cesenate — quella che ha ottenuto il riconoscimento IGP europeo — si riconosce dallo spessore (tra 4 e 8 mm), dall’assenza di lievito e dall’uso dello strutto tradizionale o dello strutto vegetale nei formati più moderni.bertinoro-panorama

Se si vuole un riferimento da scaffale, i produttori artigianali del territorio cesenate e forlivese battono quasi sempre quelli industriali in termini di qualità dell’impasto.
Ma l’esperienza vera resta quella di sedersi in un agriturismo sulle colline di Bertinoro e aspettare che arrivi calda dal testo, con un cestino di affettati locali accanto.

Il vino che ha fatto grande questo colle

Bertinoro non è solo piadina. Questo colle è da secoli uno dei cuori della viticoltura romagnola, con i vigneti che scendono ordinati lungo i versanti esposti a sud-est.
Il vitigno di riferimento è il Sangiovese, declinato in versioni sia ferme sia come base per il Romagna DOC, una delle denominazioni più radicate dell’Emilia-Romagna.

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Il paesaggio cambia con le stagioni in modo spettacolare: verde fitto in primavera, giallo bruciato in agosto, ocra e rosso acceso in ottobre durante la vendemmia.
Molti agriturismi del territorio combinano la sosta gastronomica con degustazioni del vino locale, spesso prodotto direttamente in cantina.
Una bottiglia di Sangiovese di Bertinoro abbinata a una piada con lonza e cipolla rossa è una delle combinazioni più oneste e soddisfacenti che la cucina regionale italiana sappia offrire.

Cosa nasconde il nome Bertinoro

Il nome Bertinoro ha radici medievali discusse. La versione più accreditata — e quella che piace di più ai locali — lo ricollega a un’esclamazione leggendaria attribuita a un vescovo del X secolo che, assaggiando il vino del posto, avrebbe esortato il suo servo a versarlo come se fosse oro: «Berti, in oro!».
Una storia quasi certamente apocrifa, ma efficace nel sintetizzare l’orgoglio di un territorio convinto di avere qualcosa di prezioso da offrire.
Altre etimologie riportano a radici longobarde o latine. Il borgo abbia costruito la propria identità proprio attorno a questa vocazione all’ospitalità e al buon cibo.bertinoro-emilia
Non è un’invenzione turistica recente: è una continuità culturale che si percepisce camminando tra le mura.
Il borgo ha una dimensione a misura d’uomo: si visita in mezza giornata, ma ci si ferma volentieri fino a sera, soprattutto se si prenota un tavolo in uno degli agriturismi sulle colline.
Bertinoro non delude chi cerca un’esperienza autentica della Romagna — quella fatta di terra, vino e farina impastata con le mani.

Info pratiche

Dove: Bertinoro, provincia di Forlì-Cesena, Emilia-Romagna. A circa 250 m s.l.m., 20 km da Forlì e 30 km da Cesena.
Come arrivare: In auto dall’A14 (autostrada Adriatica), uscita Forlì o Cesena Nord, poi SP4 verso Bertinoro. Non servita da treni diretti; da Forlì è disponibile un collegamento con autobus locale.
Quando: Primavera e autunno sono le stagioni migliori — vendemmia a settembre-ottobre, paesaggi in fiore ad aprile-maggio. D’estate la vista sull’Adriatico è nitidissima nelle prime ore del mattino.coline-emilia-bertinoro
Da abbinare: Forlì (a 20 km), con i Musei San Domenico; Cesena (a 30 km) con la Biblioteca Malatestiana, Patrimonio UNESCO.
Consiglio: Prenotare un tavolo negli agriturismi collinari con almeno qualche giorno di anticipo, soprattutto nei fine settimana di ottobre durante la vendemmia. La piada migliore si mangia calda, appena tolta dal testo.

Foto https://emiliaromagnaturismo.it/it, https://www.visitbertinoro.it/it/, https://turismoforlivese.it/it/turismo-forlivese/

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